Recursos y fuentes - Documentos litúrgicos

Prenotandos del nuevo leccionario ambrosiano

Proemio

1. Il presente Lezionario ambrosiano trae i suoi criteri ispiratori dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II, segnatamente ai nn. 4 e 51: «Il sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera su una stessa base di diritto e di onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati, e desidera che, ove sia necessario, vengano prudentemente e integralmente riveduti nello spirito della sana tradizione, e venga loro dato nuovo vigore come richiedono le circostanze e le necessità del nostro tempo» (SC 4); «Affinché la mensa della parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia, in modo che, in un determinato numero di anni, si leggano al popolo le parti più importanti della sacra Scrittura» (SC 51).

I. Continuità di una tradizione

2. Considerando «su una stessa base di diritto e di onore tutti i riti legittimamente riconosciuti», la santa madre Chiesa ha manifestato la volontà di salvaguardare e valorizzare, nella comunione cattolica, la pluralità delle tradizioni liturgiche di cui è stata arricchita dallo Spirito santo nel corso di tanti secoli.

Tra di esse rifulge la tradizione liturgica ambrosiana, che ha conosciuto una sua peculiare configurazione rituale, entro la quale ha preso speciale risalto un proprio e originale “ordinamento delle letture” per la proclamazione liturgica della parola di Dio nel corso dell'anno.

3. Di questo «assai valido ordinamento delle letture» (1) , cresciuto in modo organico nel corso del primo millennio e custodito con cura nei suoi elementi essenziali lungo tutto il secondo millennio, si possono mettere in evidenza i seguenti tratti distintivi:

- il carattere mistagogico, ovvero la volontà di ordinare in ragione del mistero cristiano celebrato le letture bibliche da proclamare in ogni azione liturgica, configurando le diverse pericopi scelte in senso fortemente unitario;

- il radicamento nel modello gerosolimitano della celebrazione annuale della Pasqua (sacro Triduo), vertice dell'anno liturgico;

- la continuità catechetico-mistagogica con l'esperienza ecclesiale del vescovo Ambrogio per quanto riguarda la Quaresima, la Settimana Santa o Autentica e la settimana in Albis , e l'assimilazione della mens santambrosiana per ciò che concerne un particolare modo di intendere l'uso dell'Antico Testamento nella liturgia della parola;

- la custodia di alcuni tra gli elementi più antichi e originali della programmazione liturgica della parola di Dio, quale eco in Occidente dell'antica unità dell'ecumene cristiana.

II. Sviluppo di una tradizione

4. Ponendo in primo piano l'esigenza di aprire più largamente ai fedeli i tesori della Bibbia perché in un determinato numero di anni fossero lette «le parti più importanti della sacra Scrittura», la santa madre Chiesa ha indicato una meta pastoralmente e spiritualmente rilevante (la più abbondante partecipazione dei fedeli alla mensa della Parola) e un metodo operativo di grande respiro (la predisposizione di un Lezionario pluriennale), con cui le diverse tradizioni liturgiche latine sono state chiamate a confrontarsi.

La prima attuazione si è avuta con il nuovo Lezionario romano che, promulgato in prima edizione tipica nel 1969 (e in seconda edizione tipica nel 1981), è stato assunto in parte e provvisoriamente anche dalla Chiesa di Milano in concomitanza con la promulgazione del Messale ambrosiano nel 1976.

Una seconda e distinta attuazione del medesimo orientamento conciliare è ora offerta dal Lezionario ambrosiano che, superando la parzialità e la provvisorietà del Supplemento ambrosiano ai volumi del Lezionario romano del 1976 (2) offre alle comunità di Rito ambrosiano un ordinamento delle letture completo in più cicli e organico per tutto l'anno liturgico.

5. Per una riproposizione del grande patrimonio lezionale ambrosiano, fatta simultaneamente di custodia del dato tradizionale accertato e di un suo coerente e organico incremento, la Chiesa di Milano si è avvalsa di una più ampia e meglio documentata indagine sulle sue fonti, dalla quale ha tratto indicazioni di merito (quelle particolari pericopi bibliche) e di metodo (quel particolare modo di scegliere e ordinare le pericopi bibliche).

6. Per dare attuazione all'orientamento conciliare circa la pluriennalità del Lezionario, la Chiesa di Milano ha fatto tesoro delle scelte già operate dal Lezionario romano e ha introdotto, fatta eccezione per alcuni casi specifici, la triennalità del ciclo festivo e la biennalità, o parziale (solo le letture non evangeliche) o totale (letture e vangeli), del ciclo feriale e sabbatico.

7. La convergenza dinamica dei due orientamenti conciliari sopra ricordati ha fatto sì che il Lezionario ambrosiano sia stato configurato come una revisione e un arricchimento, in organica coerenza con la propria specifica fisionomia, dell'ordinamento delle letture proprio della Chiesa Milanese.

Il processo, iniziato con il Lezionario ambrosiano, promulgato ad experimentum nel 1976 dal cardinale Giovanni Colombo, può ora dirsi adeguatamente compiuto.

CELEBRARE LA PAROLA DI DIO: PRINCIPI GENERALI

Capitolo I

8. I molteplici tesori dell'unica parola di Dio si manifestano mirabilmente nelle varie celebrazioni, come anche nelle diverse assemblee di fedeli che ad esse partecipano, sia quando si rievoca nel suo cielo annuale il mistero di Cristo, sia quando si celebrano i sacramenti e i sacramentali della Chiesa, sia quando i singoli fedeli rispondono all'intima azione dello Spirito santo.

Allora infatti la stessa celebrazione liturgica, che poggia fondamentalmente sulla parola di Dio e da essa prende forza, diventa un evento di grazia e arricchisce la parola stessa di un'efficacia sempre nuova.

Così la Chiesa segue fedelmente nella liturgia quel modo di leggere e di interpretare le sacre Scritture, a cui ricorse Cristo stesso, che a partire dall'oggi del suo evento esorta a scrutare tutte le Scritture.

I. La presenza di Cristo in forza dello Spirito santo

9. La parola di Dio viene proposta nella celebrazione liturgica in molteplici modi. Sempre però nella proclamazione della parola è presente Gesù Cristo che, attuando il suo mistero di salvezza, santifica gli uomini e rende al Padre un culto perfetto (Sacrosanctum Concilium, n. 7).

Tale presenza quasi sacramentale, perché intimamente dipendente dall'atto liturgico con cui la parola è proclamata, è operata dallo Spirito santo, garante simultaneamente della divina ispirazione delle sacre Scritture e dell'efficace comunicazione del Verbo della vita in ogni liturgia della parola.

Anzi, l'economia e il dono della salvezza, che la parola di Dio continuamente richiama e comunica, proprio nell'azione liturgica raggiunge la pienezza del suo significato; così che la celebrazione liturgica diventa una continua, piena ed efficace proclamazione della parola di Dio.

Pertanto la parola di Dio, costantemente annunciata nella liturgia, è sempre viva ed efficace (3) per la potenza dello Spirito santo, e manifesta l'amore del Padre incessantemente operante verso tutti gli uomini.

II. Il mistero di Cristo nei due Testamenti

10. La Chiesa annunzia l'unico e identico mistero di Cristo ogni qual volta nella celebrazione liturgica proclama sia l'Antico che il Nuovo Testamento. Nell'Antico Testamento è adombrato il Nuovo e nel Nuovo si disvela l'Antico (Dei Verbum, n. 16)

(2) o anche, come ama ripetere il santo vescovo Ambrogio, «il Figlio di Dio… è nascosto nella legge, coperto sotto il velo dei profeti e adempiuto nella predicazione evangelica, affinché… formatosi in noi, che siamo il suo corpo, col raffrontare insieme le Scritture, sia tutto in tutti» (4) .

Di tutta la Scrittura, come di tutta la celebrazione liturgica, Cristo è il centro e la pienezza (Dei Verbum, n. 25) (5) : è quindi necessario che quanti cercano la salvezza e la vita attingano alle sorgenti della Scrittura.

11. Nella Chiesa Milanese la proclamazione dell'Antico Testamento, nel suo muovere verso la pienezza dei tempi, nel suo realizzarsi in Cristo e nel suo manifestarsi nel tempo della Chiesa che, animata dallo Spirito santo, attende operosa il definitivo ritorno del suo Sposo divino, assume un particolare rilievo in conformità al detto di Ambrogio: «Bevi per prima cosa l'Antico Testamento, per bere poi anche il Nuovo Testamento. Se non berrai il primo, non potrai bere il secondo… Bevi dunque tutt'e due i calici, dell'Antico e del Nuovo Testamento, perché in entrambi bevi Cristo… Bevi questa Parola, ma bevila secondo il suo ordine: prima nell'Antico Testamento, e passa presto a berla anche nel Nuovo Testamento» (6) .

Con queste parole il santo vescovo Ambrogio presentava l'inscindibile unità tra i due Testamenti e l'assoluto cristocentrismo della liturgia della parola secondo una specifica prospettiva misterica, per la quale lo stesso Antico Testamento è illuminato nel proprio contenuto salvifico dal compiuto inveramento che si realizza nella nuova ed eterna alleanza in Cristo (7) ; alleanza costantemente riproposta nella Chiesa e partecipata nei divini misteri ai credenti per il dono dello Spirito santo.

III. L'ascolto della parola in Spirito e verità

12. Nell'azione liturgica la Chiesa risponde fedelmente quello stesso Amen che Cristo, mediatore fra Dio e gli uomini, pronunziò una volta sola per tutti i tempi con l'effusione del suo sangue per dare sanzione divina alla nuova alleanza nello Spirito santo (8) .

Quando pertanto Dio rivolge la sua parola, sempre aspetta una risposta, la quale è un ascolto e un'adorazione «in Spirito e verità» ( Gv 4,23). È infatti lo Spirito santo che rende efficace la risposta, in modo che ciò che si ascolta nell'azione liturgica si attui poi anche nella vita, secondo quel detto: «Siate di quelli che mettono in pratica la parola, e non ascoltatori soltanto» ( Gc 1,22).

13. L'atteggiamento del corpo, i gesti e le parole con cui si esprime l'azione liturgica e si manifesta la partecipazione dei fedeli, ricevono il loro significato non solo dall'esperienza umana donde tali forme sono tratte, ma dalla parola di Dio e dall'economia della salvezza alla quale sono riferite; tanto più viva, quindi, è la partecipazione dei fedeli all'azione liturgica, quanto più profondamente, nell'ascolto della parola di Dio in essa proclamata, i fedeli stessi, mossi dallo Spirito santo, aderiscono al Verbo di Dio, incarnato in Gesù Cristo, impegnandosi ad attuare nella loro vita ciò che hanno celebrato nella liturgia e, di converso, a trasfondere nella celebrazione liturgica il loro comportamento quotidiano (Sacrosanctum Concilium, n. 10).

IV. La Chiesa in ascolto della parola di Dio

14. Nell'ascolto della parola di Dio si edifica e cresce la Chiesa, e i fatti mirabili che un tempo e in molti modi Dio ha compiuto nella storia della salvezza vengono in mistica verità ripresentati nei segni della celebrazione liturgica; a sua volta, Dio si serve della stessa assemblea dei fedeli che celebrano la liturgia, perché la sua parola si diffonda e sia glorificata e venga esaltato tra i popoli il suo nome (9) .

Ogni volta pertanto che la Chiesa, riunita dallo Spirito santo nella celebrazione liturgica (10) , annunzia e proclama la parola di Dio, sa di essere il nuovo popolo, nel quale l'alleanza, sancita negli antichi tempi, diventa finalmente piena e completa. A loro volta tutti i fedeli, che in forza del battesimo e della confermazione sono divenuti nello Spirito annunziatori della parola di Dio, una volta ricevuta la grazia di ascoltare questa parola, devono farsene annunciatori nella Chiesa e nel mondo, almeno con la testimonianza della loro vita.

La stessa parola di Dio, proclamata nella celebrazione dei divini misteri, non si riferisce soltanto alla presente situazione che stiamo vivendo, ma rievoca il passato e fa intravedere il futuro, ravvivandone in noi il desiderio e la speranza, perché tra il vario fluire delle umane vicende, là siano fissi i nostri cuori, dov'è la vera gioia (11) .

V. La responsabilità della Chiesa nel trasmettere la parola di Dio

15. Poiché per volontà di Cristo stesso il nuovo popolo di Dio è distinto nella mirabile varietà dei suoi membri, diversi sono anche i compiti e gli uffici che spettano a ciascuno riguardo alla parola di Dio: ai fedeli spetta l'ascoltarla e il meditarla; l'esporla invece spetta soltanto a coloro che in forza della sacra ordinazione hanno il compito magisteriale o a coloro ai quali viene affidato l'esercizio di questo ministero.

Così nella dottrina, nella vita e nel culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è e tutto ciò che crede, così da tendere incessantemente, nel volgere dei secoli, alla pienezza della verità divina, finché si compia in essa la parola di Dio (Dei Verbum, n. 8)

VI. L'azione dello Spirito santo nell'intimo dei cuori

16. Perché la parola di Dio operi davvero nei cuori ciò che fa risuonare nelle orecchie, si richiede l'azione dello Spirito santo; sotto la sua ispirazione e con il suo aiuto la parola di Dio diventa fondamento dell'azione liturgica, e norma e sostegno di tutta la vita.

L'azione dello stesso Spirito santo non solo previene, accompagna e prosegue tutta l'azione liturgica, ma a ciascuno suggerisce nel cuore (12) tutto ciò che nella proclamazione della parola di Dio vien detto per l'intera assemblea dei fedeli, e mentre rinsalda l'unità di tutti, favorisce anche la diversità dei carismi e ne valorizza la molteplice azione.

VII. Parola di Dio e mistero eucaristico

17. Mossa dall'esempio del suo Fondatore, la Chiesa non ha mai cessato di celebrare il mistero pasquale, riunendosi insieme per leggere «in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» ( Lc 24,27) e per attualizzare, con il memoriale del Signore e i sacramenti, l'opera della salvezza.

È infatti «necessaria la predicazione della Parola per lo stesso ministero dei sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si alimenta con la parola» (Presbyterorum Ordinis, n., 4).

Nutrita spiritualmente all'una e all'altra mensa (Sacrosanctum Concilium, n. 51 - Presbyterorum Ordinis, n.18 - Dei Verbum, n. 21 – Ad gentes, n. 6), la Chiesa da una parte si arricchisce nella dottrina e dall'altra si rafforza nella santità.

18. Nella parola di Dio si annunzia la divina alleanza, nell'eucaristia si ripropone l'alleanza stessa, nuova ed eterna; nella parola di Dio la storia della salvezza viene rievocata nel suono delle parole, nell'eucaristia la stessa storia viene ripresentata nei segni sacramentali della liturgia.

Si deve quindi sempre tenere presente che la parola di Dio, dalla Chiesa letta e proclamata nella liturgia, porta in qualche modo, come al suo stesso fine, al sacrificio dell'alleanza e al convito della grazia, cioè all'eucaristia.

Pertanto la celebrazione della messa , nella quale si ascolta la parola e si offre e si riceve l'eucaristia, costituisce un unico atto del culto divino (Sacrosanctum Concilium, n. 56), con il quale si offre a Dio il sacrificio di lode e si comunica all'uomo la pienezza della redenzione.

LA LITURGIA DELLA PAROLA NELLA CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Capitolo II

I. Elementi della liturgia della parola

19. Le letture scelte dalla sacra Scrittura con i canti che le accompagnano costituiscono la parte principale della liturgia della parola nella celebrazione della messa, cui è inscindibilmente connessa l'omelia.

A. Le letture bibliche

20. Nella celebrazione della messa, le letture bibliche, con i relativi canti, non si possono né tralasciare, né ridurre arbitrariamente, né, salvo eccezione della lettura agiografica, sostituire con letture non bibliche.

Con la sua parola trasmessa per iscritto, «Dio parla ancora al suo popolo» (Sacrosanctum Concilium, n. 33), e con l'assiduo ricorso alla sacra Scrittura, il popolo di Dio, illuminato dalla fede e reso docile all'azione dello Spirito santo, potrà dare testimonianza a Cristo dinanzi al mondo con la sua stessa vita.

21. La proclamazione del Vangelo costituisce il culmine della liturgia della parola; all'ascolto del Vangelo l'assemblea viene preparata dalle altre letture.

22. Lo stesso modo con cui le letture vengono proclamate dai ministri – una proclamazione dignitosa, a voce alta e chiara – favorisce una buona trasmissione della parola di Dio all'assemblea.

Le letture del Lezionario, in modo particolare il Vangelo, si possono anche cantare con moduli musicali opportunamente predisposti e approvati al dine di mettere nel dovuto risalto le parole del testo sacro.

Qualora la proclamazione in canto si faccia in lingua latina, quanto alle melodie rituali ci si attenga alla modulazione tradizionale ambrosiana.

23. Nella liturgia della parola si possono premettere alle letture alcune monizioni, prima della richiesta di benedizione da parte del lettore. Ponendo attenzione al loro genere letterario, se ne possono delineare le seguenti caratteristiche: devono essere brevi, semplici, ben preparate e variamente intonate al testo cui devono servire da introduzione.

24. Nella celebrazione della messa col popolo le letture, per quanto possibile, si devono proclamare dal luogo a tale scopo deputato (ambone o pulpito). Come attestato fin dal secolo VI, la tradizione ambrosiana impone che tutti i ministri chiedano al sacerdote celebrante il mandato per proclamare le letture e lo ricevano mediante un'apposita benedizione, che accolgano facendo il segno di croce. Le formule di benedizione, specificate per le varie tipologie di letture, sono riportate nell'ordinario della messa.

25. Nella liturgia della parola va prestata particolare attenzione ai riti connessi alla proclamazione del Vangelo: a) l'eventuale processione con l'Evangeliario; b) la benedizione del ministro; c) l'incensazione del libro e il bacio del libro.

a) L'Evangeliario può essere portato all'altare e deposto al centro della mensa durante la processione d'ingresso dal diacono, o da un presbitero, o, in loro assenza, da un lettore.

Durante l'acclamazione al Vangelo, dopo che il celebrante principale ha fatto l'infusione dell'incenso, il diacono (o un presbitero) prende l'Evangeliario dall'altare e, preceduto dai ministranti con candelieri e incenso, lo reca processionalmente al luogo della proclamazione.

Se si cantano i 12 Kyrie o si celebra la messa tra i Vespri, l'Evangeliario non viene portato nella processione iniziale. All'acclamazione al Vangelo si ordinerà una piccola processione dalla sacrestia (o da altro luogo adatto) al luogo della proclamazione del Vangelo. Se si usa l'incenso, l'infusione avviene in sacrestia (o in altro luogo adatto); durante la processione non si compie alcun gesto di venerazione né all'altare né al sacerdote celebrante.

Tale modalità, da preferirsi anche quando non vengono cantati i 12 Kyrie durante i riti d'ingresso, è praticabile a condizione che il Vangelo sia proclamato dal diacono o da un presbitero diverso dal sacerdote che presiede la celebrazione.

b) Al termine del canto al Vangelo, il diacono, giunto al luogo della proclamazione, chiede e riceve la benedizione impartita dal celebrante principale secondo la formula riportata nell'ordinario della messa; allo stesso modo si comporta il presbitero concelebrante, se a presiedere è un vescovo (13) . Se a proclamare il Vangelo è un presbitero non concelebrante, questi, indossate debitamente la cotta (o il camice) e la stola, chiede di norma la benedizione.

Negli altri casi, il presbitero, prima di recarsi al luogo della proclamazione del Vangelo, s'inchina dinanzi all'altare e dice sottovoce: « Purifica il mio cuore e le mie labbra, o Dio onnipotente, perché possa annunciare degnamente il tuo Vangelo ».

Il diacono o il presbitero che proclama il Vangelo saluta il popolo che ascolta in piedi, annunzia il titolo della lettura e si segna sulla fronte, sulla bocca e sul petto; quindi, se si usa l'incenso, incensa il libro e poi proclama il Vangelo.

c) Nella celebrazione presieduta da un Vescovo il diacono, al termine della proclamazione, presenta al Vescovo il libro dei Vangeli per il bacio. Nella celebrazione presieduta da un presbitero il libro dei Vangeli viene venerato con il bacio da parte di chi fatto la proclamazione del testo evangelico.

26. Il saluto, l'annuncio iniziale e l'invito all'acclamazione finale possono essere proferiti in canto, in modo che l'assemblea possa a sua volta acclamare in canto, anche se il Vangelo viene soltanto letto. In questo modo si sottolinea l'importanza della lettura del Vangelo e si ravviva la fede dei presenti.

27. Al termine delle letture, la conclusione Parola di Dio (o Parola del Signore ) può essere cantata anche da un cantore diverso da colui che ha proclamato la lettura; tutti i presenti acclamano. In questo modo l'assemblea riunita rende onore alla parola di Dio, ascoltata con fede e in spirito di rendimento di grazie.

B. Il salmo responsoriale

28. Il salmo responsoriale (o, in alcune particolari celebrazioni, il salmello), essendo parte integrante della liturgia della parola, ha grande importanza liturgica e pastorale. Si devono pertanto istruire con cura i fedeli sul modo di accogliere la parola che Dio rivolge loro nei salmi e di volgere i salmi stessi in preghiera della Chiesa. Senza dubbio questo avverrà più facilmente, se sarà promossa tra il clero ed estesa con opportuna catechesi a tutti i fedeli una più approfondita conoscenza dei salmi nel significato che assumono quando sono cantati nella liturgia.

29. Il salmo responsoriale (o il salmello) di norma si esegue in canto, in modo responsoriale o in modo diretto:

- il modo responsoriale, che è da preferirsi, è quello in cui si prevede un salmista (o uno o più cantori) che pronunzia i versetti e tutta l'assemblea che partecipa col ritornello;

- il modo diretto è quello in cui o il solo salmista (o uno o più cantori) canta il salmo e l'assemblea si limita ad ascoltare senza intervenire col ritornello, o il salmo viene cantato da tutti quanti insieme.

Il canto del salmo o anche del solo ritornello è un mezzo assai efficace per approfondire il senso spirituale del salmo stesso e favorirne la meditazione.

30. Se il salmo (o il salmello) che ricorre dopo la lettura non viene cantato, si reciti nel modo ritenuto più adatto per la meditazione della parola di Dio. Per il canto o la recita del salmo responsoriale (o del salmello) il salmista o il cantore stanno preferibilmente all'ambone.

C. L'acclamazione al Vangelo

31. Anche l' Alleluia o, secondo il tempo liturgico, il versetto prima del Vangelo, costituiscono un rito o un atto a sé stante, col quale l'assemblea dei fedeli accoglie e saluta il Signore che sta per rivolgere ad essa la sua parola, ed esprime col canto la sua fede.

Al canto dell' Alleluia o del versetto prima del Vangelo tutti devono stare in piedi, in modo che non solo il cantore o il coro che lo intona, ma tutto il popolo unisca nel canto la sua voce.

D. L'antifona prima del Vangelo

32. In alcuni giorni particolari dell'anno liturgico, quali il Natale, l'Epifania e la Pasqua, dopo l'acclamazione al Vangelo si canta un'ulteriore antifona prima del Vangelo. Essa, se non viene cantata, può essere recitata dall'assemblea.

E. L'omelia

33. L'omelia, con la quale nel corso dell'anno liturgico vengono esposti, in base al testo sacro, i misteri della fede e le norme della vita cristiana, è prescritta come parte integrante della liturgia festiva (a partire dalla celebrazione vigiliare), nelle messe che si celebrano con concorso di popolo e nelle messe con i fanciulli e con gruppi particolari.

Essa è inoltre molto raccomandata nelle ferie di Avvento, di Quaresima e del tempo Pasquale per i fedeli che regolarmente partecipano alla celebrazione della messa, e in altre feste e circostanze nelle quali il popolo accorre più numeroso alla chiesa.

34. Tenuta di norma dal sacerdote celebrante, o, secondo l'opportunità, da un altro ministro ordinato, l'omelia ha lo scopo di far sì che la proclamazione della parola di Dio diventi, insieme con la liturgia eucaristica, «come un annunzio delle mirabili opere di Dio nella storia della salvezza, ossia nel mistero di Cristo» (Sacrosanctum Concilium, n. 35, 2).

Infatti il mistero pasquale di Cristo, che viene annunziato nelle letture e nell'omelia, viene attualizzato per mezzo del sacrificio della messa. Sempre poi Cristo è presente e agisce nella predicazione della sua Chiesa. Pertanto l'omelia, sia che spieghi la parola di Dio annunciata nella sacra Scrittura o un altro testo liturgico, deve guidare la comunità dei fedeli a partecipare attivamente all'eucaristia, perché «esprimano nella vita ciò che hanno ricevuto mediante la fede» (Sacrosanctum Concilium, n. 10).

Con questa viva esposizione, la proclamazione della parola di Dio e le celebrazioni della Chiesa possono ottenere una maggiore efficacia a patto che l'omelia sia davvero frutto di meditazione, ben preparata, non troppo lunga né troppo breve, e che essa sappia rivolgersi a tutti i presenti, compresi i fanciulli e la gente semplice.

35. Il sacerdote celebrante tiene l'omelia alla sede, in piedi o seduto, all'ambone o dal pulpito.

36. Dall'omelia si devono naturalmente tenere distinti gli eventuali brevi avvisi al popolo, da collocarsi al termine dell'orazione dopo la comunione.

F. Il silenzio

37. La liturgia della parola si deve celebrare in modo da favorire la meditazione dei fedeli; si deve perciò evitare assolutamente ogni fretta che sia di ostacolo al raccoglimento.

Momenti di silenzio in relazione con la liturgia della parola si possono osservare prima che essa abbia inizio, dopo ogni singola lettura e al termine dell'omelia.

G. L'antifona dopo il Vangelo

38. Al termine dell'omelia, lasciato qualche momento di silenzio, si canta o si recita l'antifona dopo il Vangelo. Durante il canto o la recita dell'antifona l'altare, o mensa del Signore, viene preparato dai ministri in vista della liturgia eucaristica, ponendovi sopra il corporale (o sindone), il purificatoio e i vasi sacri.

II. Cose richieste per una degna celebrazione della liturgia della parola

A. Il luogo per la proclamazione della parola di Dio

39. Nell'ambiente della Chiesa deve esserci un luogo elevato, stabile, ben curato e opportunamente decoroso, che risponda insieme alla dignità della parola di Dio, suggerisca chiaramente ai fedeli che nella messa viene preparata la mensa sia della parola di Dio che del corpo di Cristo, e infine sia adatto il meglio possibile a facilitare l'ascolto e l'attenzione dei fedeli durante la liturgia della parola. Tale luogo è denominato ambone.

La norma relativa all'unicità del luogo donde proclamare la parola di Dio non è tassativa (14) , specialmente là dove ci sono “pulpiti” che per la loro importanza artistica e storica non sono stati rimossi in occasione della ristrutturazione dello spazio presbiterale. In questo caso è bene che siano usati come luoghi da cui proclamare la parola di Dio, specialmente quando si tratta del vangelo della messa solenne e dell'omelia in circostanza di particolare solennità.

40. L'ambone, tenuta presente la sua struttura, venga sobriamente ornato in modo stabile o in determinate occasioni, specialmente nei giorni solenni. E, poiché è il luogo dal quale viene proclamata dai ministri la parola di Dio, venga riservato, per sua natura, alle letture, al salmo responsoriale e al preconio pasquale.

Si possono tuttavia proferire dall'ambone l'omelia e la preghiera dei fedeli. È invece meno opportuno che vi salgano altre persone, per esempio il commentatore, il cantore o l'animatore del canto.

41. Perché l'ambone possa servire in modo adeguato alle celebrazioni, abbia una certa ampiezza, giacché talvolta vi debbono stare più ministri insieme. Si deve inoltre curare che i lettori dispongano di un'illuminazione sufficiente per la lettura del testo e possano servirsi, secondo l'opportunità, dei moderni mezzi tecnici onde favorire un buon ascolto.

B. I libri per la proclamazione della parola di Dio

42. I libri, dai quali si desumono le letture della parola di Dio, devono, unitamente ai ministri, ai gesti rituali, ai luoghi e ad altri particolari, suscitare negli ascoltatori il senso della presenza di Dio che parla al suo popolo. Si deve quindi procurare che anche i libri, essendo nell'azione liturgica segni e simboli di realtà superiori, siano davvero decorosi.

43. Poiché l'annunzio del vangelo costituisce l'apice della liturgia della parola, la tradizione liturgica, sia orientale che occidentale, ha sempre fatto una certa distinzione fra i libri delle letture. Il libro dei vangeli veniva infatti preparato e ornato con la massima cura, ed era oggetto di venerazione più di ogni altro libro destinato alle letture.

È quindi opportuno che in tutte le chiese vi sia un Evangeliario e che nella cattedrale e almeno nelle parrocchie e chiese più grandi e più frequentate ci sia un Evangeliario splendidamente ornato, distinto dall'altro libro delle letture. Non senza ragione lo stesso Evangeliario viene consegnato al diacono nella sua ordinazione, e nell'ordinazione episcopale viene posto e tenuto aperto sul capo dell'eletto.

44. Per rispetto alla dignità della parola di Dio, il Lezionario e l'Evangeliario nella proclamazione liturgica non siano sostituiti da altri sussidi pastorali, per esempio i foglietti destinati ai fedeli, che restano validi piuttosto per una buona preparazione personale alla liturgia della parola e per una sua puntuale ripresa meditativa.

UFFICI E MINISTERI NELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Capitolo III

I. Il compito di chi presiede la liturgia della parola

45. Il Vescovo, presiedendo la liturgia della parola e rendendo partecipi i fedeli, specialmente mediante l'omelia, del nutrimento spirituale che intimamente li sostiene, pur essendo egli stesso un ascoltatore della parola di Dio da altri proclamata, mantiene sempre il compito di primo affidatario della parola da annunziare. Per questo gli altri ministri, prima della proclamazione della parola, chiedono a lui il mandato. Analogamente avviene per il presbitero, il quale, nel presiedere la liturgia della parola, in certo modo rappresenta il Vescovo.

46. È dunque necessario che il sacerdote celebrante conosca bene l'ordinamento delle letture bibliche del Lezionario, sia nella sua parte vincolante, sia in quella aperta a varie facoltà di scelta, per essere in grado di suscitare nel cuore dei fedeli abbondanti frutti spirituali.

Inoltre, con la preghiera e lo studio egli deve saper cogliere il rapporto e la connessione tra i vari testi della liturgia della parola, in modo che dall'ordinamento delle letture bibliche emerga una precisa visione del mistero di Cristo e della sua opera di salvezza.

47. Il sacerdote celebrante svolge un compito suo proprio ed esercita il ministero della parola di Dio anche quando pronuncia l'omelia. Con essa infatti egli guida i fratelli a intendere e a gustare la sacra Scrittura; apre il cuore dei fedeli al rendimento di grazie per i fatti mirabili da Dio compiuti; alimenta la fede dei presenti per ciò che riguarda quella parola che nella celebrazione, sotto l'azione dello Spirito santo, si fa sacramento; li prepara a una fruttuosa comunione e li esorta ad assumersi gli impegni della vita cristiana.

48. Il sacerdote celebrante può introdurre i fedeli alla liturgia della parola con opportune monizioni prima che vengano proclamate le letture al fine di suscitare in essi un atteggiamento di fede e di ricettività volenterosa. Il compito delle monizioni può essere affidato anche ad altri, per esempio al diacono o al commentatore.

II. Il compito dei fedeli nella liturgia della parola

49. Per mezzo della parola di Cristo il popolo di Dio viene adunato, accresciuto e alimentato, «e questo vale soprattutto per la liturgia della parola nella celebrazione della messa, nella quale si realizza un'unità inscindibile fra l'annunzio della morte e la risurrezione del Signore, la risposta del popolo in ascolto e l'oblazione stessa con la quale Cristo ha confermato nel suo sangue la nuova alleanza: oblazione a cui si uniscono i fedeli sia con le loro preghiere sia con la recezione del sacramento» (Presbyterorum ordinis, n.4).

Infatti «non soltanto quando si legge ciò che fu “scritto per nostra istruzione” (Rm 15,4), ma anche quando la Chiesa prega o canta o agisce, la fede dei partecipanti è alimentata, e le menti sono sollevate verso Dio, per rendergli un ossequio ragionevole e ricevere con più abbondanza la sua grazia» (Sacrosanctum Concilium, n. 33).

50. Nella liturgia della parola, per mezzo dell'ascolto della fede, l'assemblea dei fedeli accoglie anche oggi da Dio la parola dell'alleanza, alla quale deve rispondere con la stessa fede, per diventare sempre più il popolo della nuova alleanza.

Il popolo di Dio ha un suo diritto spirituale a ricevere con abbondanza il tesoro della parola di Dio: diritto che viene in pratica soddisfatto anche con l'uso effettivo dell'ordinamento delle letture bibliche, con le omelie e con l'azione pastorale.

Nella celebrazione della messa, i fedeli ascoltino la parola di Dio con quella venerazione interna ed esterna, che porti loro costanti progressi nella vita spirituale, e li inserisca più profondamente nel mistero che viene celebrato.

51. Per poter celebrare con fervido impegno il mistero della propria salvezza, ricordino i fedeli che nella liturgia è loro data la presenza dell'unico Cristo, sia nella parola di Dio «perché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura», sia «soprattutto sotto le specie eucaristiche» (Sacrosanctum Concilium, n. 7).

52. Perché la parola di Dio sia accolta e penetri nella vita dei fedeli, si richiede una fede viva, fede che d'altra parte si intensifica con la proclamazione e l'ascolto della parola di Dio. La sacra Scrittura infatti, specialmente nella proclamazione liturgica, è fonte di vita e di vigore spirituale; il vangelo, dice l'apostolo, è «potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» ( Rm 1,16); pertanto l'amore della sacra Scrittura è sostegno e fonte di rinnovamento per tutto il popolo di Dio.

Bisogna quindi che tutti i fedeli dispongano sempre il loro spirito all'ascolto gioioso della parola di Dio; essa infatti, quando viene annunziata dalla Chiesa ed entra nella pratica della vita, illumina i fedeli sotto l'azione dello Spirito santo e li spinge a rendere in sé stessi operante tutto il mistero del Signore. La parola di Dio, se fedelmente accolta, suscita in cuore propositi di conversione e stimola a una vita tutta splendente di fede, sia nei singoli che nella comunità, perché è nutrimento della vita cristiana e fonte della preghiera di tutta la Chiesa.

53. L'intima connessione, nella celebrazione della messa, tra la liturgia della parola e la liturgia eucaristica, richiede che i fedeli siano presenti alla celebrazione fin dall'inizio e vi partecipino con attenzione. La comprensione dei testi proclamati sarà indubbiamente favorita da una più profonda conoscenza della sacra Scrittura acquisita in precedenza e da una costante educazione a rispondere ad essi con la preghiera e il canto.

Dopo aver così ascoltato e meditato la parola di Dio, i fedeli saranno in grado di dare ad essa una risposta fattiva, piena di fede, di speranza e di carità, con la preghiera e l'offerta di sé stessi, non soltanto nella celebrazione ma in tutta la loro vita.

III. Ministeri vari nella liturgia della parola

54. La tradizione liturgica ha affidato il compito di proclamare le letture bibliche nella celebrazione della messa a determinati ministri: ai diaconi il Vangelo e ai lettori le altre letture. In mancanza del diacono o di un altro sacerdote, il Vangelo sia proclamato dal sacerdote celebrante, il quale, venendo a mancare anche il lettore, proclamerà pure le altre letture.

55. Nella liturgia della parola della messa spetta ordinariamente al diacono proclamare il Vangelo e, secondo l'opportunità, tenere l'omelia e suggerire al popolo le intenzioni della preghiera universale.

56. Nella celebrazione eucaristica il lettore ha un suo ufficio proprio, da esercitare anche in presenza di ministri di ordine superiore. Per questo motivo il ministero del lettore deve essere sempre tenuto in debito conto.

Il ministero del lettore è detto istituito, quando viene conferito con rito liturgico in modo stabile. I lettori istituiti, se presenti, compiano il loro ufficio almeno nelle domeniche e nelle feste, specialmente durante le celebrazioni più solenni.

Si potrà affidare loro anche il compito di dare un aiuto nel predisporre la liturgia della parola, e, se necessario, di preparare gli altri fedeli che per incarico temporaneo debbano proclamare le letture nella celebrazione della messa.

57. Quando non ci sono lettori istituiti, il ministero del lettore sarà esercitato da alcuni fedeli laici (uomini e donne), che lo svolgeranno per incarico temporaneo. Se ci sono più lettori e si devono proclamare più letture, è bene che la proclamazione delle letture sia attribuita a diversi lettori.

58. Il sacerdote, il diacono e il lettore istituito, allorché salgono all'ambone per proclamare la parola di Dio nella celebrazione della messa con il popolo, devono indossare la veste sacra propria del loro ufficio. Coloro che esercitano il ministero di lettore in singoli casi o anche abitualmente, senza essere ministri istituiti, possono salire all'ambone in abito comune.

59. Perché i fedeli, ascoltando le letture divine, maturino nel loro cuore un soave e vivo amore della sacra Scrittura, è necessario che i lettori siano veramente idonei e ben preparati. Questa preparazione deve essere principalmente di carattere spirituale, senza disattendere quella propriamente tecnica.

La preparazione spirituale suppone almeno una duplice formazione: quella biblica e quella liturgica:

- la formazione biblica deve portare i lettori a saper inquadrare le letture nel loro contesto e a cogliere il centro dell'annuncio rivelato alla luce della fede;

- la formazione liturgica deve comunicare ai lettori una certa facilità nel percepire il senso e la struttura della liturgia della parola e le motivazioni del rapporto fra la liturgia della parola e la liturgia eucaristica.

La preparazione tecnica deve rendere i lettori sempre più idonei all'arte della lettura in pubblico, sia a voce libera, sia con l'aiuto dei moderni strumenti di amplificazione.

60. È compito del salmista cantare il salmo o un altro cantico biblico, in forma responsoriale o diretta, e il salmello. Lui stesso potrà anche intonare, secondo l'opportunità, l' Alleluia e cantare il relativo versetto.

Per svolgere al meglio il compito del salmista è necessario che ogni comunità ecclesiale disponga di laici esperti nell'arte del salmeggiare e dotati di una buona pronuncia e dizione. Vale per i salmisti quanto detto sopra per la formazione dei lettori.

61. Vero ministero liturgico è anche quello esercitato dal commentatore o dalla guida liturgica; da un luogo adatto, egli propone all'assemblea dei fedeli opportune spiegazioni e monizioni, chiare, sobrie, preparate con cura, normalmente scritte e approvate in precedenza dal celebrante.

ORDINAMENTO GENERALE DELLE LETTURE DELLA MESSA

Capitolo IV

I. Scopo pastorale

62. L'ordinamento delle letture della messa, così come si trova nel presente Lezionario ambrosiano, è predisposto, secondo il senso più genuino della tradizione e l'intenzione profonda delle direttive conciliari, per il bene spirituale e pastorale delle comunità e dei fedeli di Rito ambrosiano.

Esso è il primo e fondamentale luogo da cui quella porzione di popolo di Dio che celebra ordinariamente in Rito ambrosiano potrà attingere la conoscenza della sacra Scrittura, che è conoscenza stessa di Gesù Cristo, lasciandosi plasmare dall'ascolto diretto delle letture bibliche proclamate e dalla predicazione posta al servizio della loro intelligenza.

63. Sebbene l'azione liturgica non sia, per sé stessa, una forma di catechesi, essa racchiude una valenza anche didattica, che affiora con particolare evidenza proprio nella liturgia della parola della messa. Infatti il Lezionario, posto primariamente al servizio della celebrazione dei misteri, può considerarsi a buon diritto anche uno strumento pedagogico e catechetico di straordinaria efficacia per incrementare la formazione cristiana dei fedeli.

L'ordinamento delle letture della messa, mettendo a disposizione dei fedeli le ricchezze della sacra Scrittura, li rende familiari con i grandi temi e i grandi eventi della storia della salvezza che hanno la loro piena attuazione nel mistero pasquale, di cui la celebrazione eucaristica è la continua ripresentazione sacramentale.

64. A questo stesso ordinamento delle letture della messa potranno opportunamente ispirarsi, in tutto o in parte, anche quei cammini di formazione biblica che vengono proposti per gruppi o singole persone al di fuori dei contesti propriamente celebrativi, come le scuole della parola e i centri di ascolto biblico, e l'esercizio individuale della lectio divina.

Ne risulterà una migliore interazione tra catechesi e liturgia, a vantaggio sia di una migliore assimilazione dei contenuti della fede, sia di una più profonda partecipazione a quel momento culminante e sorgivo dell'agire ecclesiale che è la celebrazione eucaristica.

II. Forme strutturali

65. Nella tradizione liturgica ambrosiana la proclamazione della parola di Dio nella messa ha conosciuto diversi modi o forme strutturali di ordinare le letture bibliche in corrispondenza dei diversi contesti celebrativi. Il presente Lezionario ambrosiano ha ripreso e incrementato anche su questo punto l'eredità ricevuta.

A. La struttura ternaria del Lezionario eucaristico

66. La celebrazione eucaristica domenicale e festiva prevede sempre una struttura ternaria di pericopi bibliche così denominate: Lettura, Epistola, Vangelo . La Lettura è tratta dall'Antico o dal Nuovo Testamento e in particolari occasioni, come nelle feste di un Titolo o di un Patrono, può essere anche agiografica. L' Epistola è costantemente tratta dagli scritti di san Paolo, cui la tradizione annette anche la Lettera agli Ebrei; il Vangelo attinge dai quattro vangeli canonici.

67. Anche la celebrazione eucaristica sabbatica, in ragione del particolare carattere festivo attribuito al sabato dalla tradizione ambrosiana, prevede la proclamazione di tre pericopi bibliche denominate, come sopra: Lettura, Epistola, Vangelo .

68. Sulla scia della celebrazione eucaristica domenicale e sabbatica si pongono i giorni dell'ottava del Natale, che prevedono il seguente schema ternario: Lettura profetica – Epistola paolina – Vangelo ; le ferie in Albis , che prevedono uno schema ternario neotestamentario ( Lettura dagli Atti degli Apostoli, Epistola paolina, Vangelo ); le ferie dopo l'Ascensione, che prevedono il seguente schema ternario: Lettura dal Cantico dei Cantici, Epistola paolina, Vangelo .

69. Una speciale struttura ternaria (due Letture veterotestamentarie e il Vangelo ) è quella prevista dalla celebrazione eucaristica delle ferie quaresimali fino al mercoledì della Settimana Autentica e, per analogia, dalla celebrazione eucaristica delle ferie di Avvento, ferie prenatalizie dell'Accolto ( de Exceptato ) comprese.

Si rapportano a questo peculiare modello anche la celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo e la celebrazione vespertina nella Deposizione del Signore di quello stesso giorno.

B. La struttura binaria del Lezionario eucaristico

70. Le altre celebrazioni eucaristica feriali prevedono una struttura binaria di pericopi bibliche: Lettura dall'Antico o dal Nuovo Testamento (ad es. le ferie dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore) e Vangelo . Si rapporta a questa struttura anche la liturgia della parola del Sabato Santo mattino.

Al giovedì della Settimana Autentica, al mattino, la liturgia della parola presenta pure una struttura binaria, consistente, in conformità all'antico schema delle ferie quaresimali, in due letture veterotestamentarie.

C. Le strutture vigiliari

71. L'archetipo di ogni liturgia vigilare si trova nella celebrazione della Veglia Pasquale, composta di letture vigiliari veterotestamentarie, con i loro rispettivi salmelli e orazioni, che si saldano con la celebrazione eucaristica, unica nell'arco dell'intera giornata.

72. Come la tradizione costantinopolitana anche la tradizione ambrosiana conosce nel corso dell'anno liturgico le Grandi Vigilie del Natale e dell'Epifania, cui si aggiunge quella della Pentecoste. Le letture bibliche sono ordinate sul modello della Veglia Pasquale, adattato a una celebrazione vesperale non notturna: quattro Letture vigilari veterotestamentarie, con i loro rispettivi salmelli e orazioni, l' Epistola e il Vangelo della celebrazione eucaristica.

Qualora risulti impossibile celebrare la Vigilia nella sua forma di solenne liturgia vespertina e ci si debba limitare alla sola celebrazione della messa di Vigilia, quale prima lettura si scelga una tra le quattro letture vigiliari con il relativo salmello. In luogo di quest'ultimo si può utilizzare il salmo responsoriale della messa nella notte per il Natale e quello della messa del giorno per l'Epifania e la Pentecoste.

Per le tre Grandi Vigilie di Natale, Epifania e Pentecoste, dove è possibile si conservi il criterio di un'unica celebrazione eucaristica nell'arco dell'intera giornata corrispondente alla liturgia vesperale vigiliare. Le messe che, per necessità pastorale, venissero celebrate al mattino siano ordinate nel modo seguente: per la Vigilia di Natale, si usi il formulario ecologico della feria prenatalizia VII con le letture della messa vigiliare; per la Vigilia dell'Epifania, si usi il formulario ecologico del 5 gennaio con le letture della messa vigiliare; per la Vigilia di Pentecoste, si usi il formulario ecologico del sabato della VII settimana di Pasqua con le letture della messa vigiliare.

Al modello delle Grandi Vigilie, ma senza il seguito della celebrazione eucaristica, si rapporta anche la liturgia vespertina dei venerdì di Quaresima con le sue quattro Letture vigiliari veterotestamentarie, con i loro rispettivi salmelli e orazioni.

73. Il computo del giorno liturgico ambrosiano mette particolarmente in evidenza come la messa del sabato sera sia a tutti gli effetti una celebrazione festiva, solenne apertura del Giorno del Signore, la Pasqua ebdomadaria di Risurrezione osservata fin dall'origine da tutte le generazioni cristiane.

Per esprimere questa sua caratteristica originaria, sulla scia dell'antica Veglia mattutinale gerosolimitana e delle sue riproposizioni in varie liturgie domenicali (dalla Vigilia notturna latina nella Basilica del Santo Sepolcro all' Orthròs greco), anche nei casi in cui non risulti possibile o opportuno procedere a una compiuta celebrazione di tipo vigiliare, il celebrante non ometta mai l'annuncio della Risurrezione, inserendolo nei riti introduttivi (in appendice al Lezionario lo schema delle due forme celebrative).

74. Allo scopo è stato selezionato un ciclo di dodici Vangeli ( Mc 16,9-16; Lc 24,1-8; Mc 16,1-8a; Lc 24,9-12; Gv 20,1-8; Mt 28,8-10; Gv 20,11-18; Lc 24,13-35; Lc 24,13b.36-48; Gv 20,19-23; Gv 20,24-29; Gv 21,1-14), da leggersi in sequenza progressiva a partire dalla domenica dopo l'Epifania (domenica del Battesimo del Signore) e dalla domenica dopo Pentecoste (domenica della Santissima Trinità), con ripresa del ciclo stessi alla XIII domenica dopo Pentecoste e alla II domenica dopo la Dedicazione. In Avvento e nella cinquantina pasquale la successione di questi Vangeli si presenta in qualche modo coordinata alle domeniche e al tempo liturgico.

75. Una diversa logica presiede alla scelta della lettura di annuncio della Risurrezione per le domeniche quaresimali, che scandiscono il cammino della Chiesa verso la solennità di Pasqua. Dopo la domenica d'inizio, il cui carattere speciale è segnalato dall'appendice del vangelo di Marco ( Mc 16,9-16), nelle domeniche della Samaritana, di Abramo e del Cieco vengono proclamate le pericopi della Trasfigurazione, evento prefigurativo della glorificazione pasquale; nella domenica di Lazzaro viene proposto l'annuncio del segno triduano di Giona ( Mt 12,38-40), mentre nella domenica delle Palme viene presentato Gesù che, nel Tempio di Gerusalemme da lui purificato, proclama la distruzione e la ricostruzione in tre giorni del nuovo Tempio che è il suo corpo ( Gv 2,13-22).

III. Criteri generali di ordinamento

76. Complementare alla rassegna delle forme strutturali in cui si dispone l'ordinamento delle letture della messa è l'inventario dei principali criteri generali di scelta dei testi biblici.

A. L'abbinamento libri biblici – tempi liturgici

77. Secondo un criterio, già presente nell'antica Quaresima ambrosiana e condiviso almeno per qualche aspetto da altre tradizioni liturgiche sia dell'Oriente che dell'Occidente, alcuni libri della sacra Scrittura sono strettamente abbinati a determinati tempi liturgici. Questa la mappa generale:

- Il vangelo di Matteo è principalmente abbinato all'Avvento; il vangelo di Marco al tempo dopo l'Epifania; il vangelo di Giovanni al tempo Pasquale e il vangelo di Luca al tempo dopo Pentecoste;

- Il profeta Isaia è principalmente abbinato alle domeniche d'Avvento e alle festività natalizie; i profeti Geremia (anno I) ed Ezechiele (anno II) sono riservati alle ferie d'Avvento; Rut (anno I) e Ester (anno II) alle ferie prenatalizie; Daniele si ritrova nelle ferie dopo l'ottava del Natale;

- Il Cantico dei Cantici è riservato alle ferie tra l'Epifania e il Battesimo del Signore e alle ferie tra l'Ascensione e la Pentecoste;

- I libri sapienziali, quali Siracide, Sapienza e Qoelet , sono riservati alle ferie delle settimane dopo l'Epifania;

- Genesi e Proverbi sono riservati alle ferie di Quaresima;

- Giobbe, Tobia e Giona sono riservati alla Settimana Autentica;

- Gli Atti degli Apostoli sono riservati, secondo la costante tradizione che il Rito ambrosiano condivide con altre liturgie d'Oriente e d'Occidente, al tempo Pasquale al fine di porre in risalto il fatto che proprio dal mistero pasquale ha inizio la vita della Chiesa;

- I libri storici dell'Antico Testamento ( Esodo, Levitico, Numeri, Deuteromonio, Giosuè, Giudici, 1Samuele, 2Samuele, 1Re, 2Re, 1Cronache, 2Cronache, Esdra, Neemia, Giuditta, 1Maccabei, 2Maccabei ) sono principalmente riservati alle ferie delle settimane dopo Pentecoste, la cui lettura si sviluppa in organica connessione con le pericopi veterotestamentarie domenicali;

- Le lettere degli apostoli ( 1Giovanni, 3Giovanni, 1Pietro, 2Pietro, Giacomo, Giuda, Filemone, 1Timoteo, 2Timoteo, Tito ) sono riservate alle ferie delle settimane dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore;

- Il libro dell' Apocalisse è riservato alle ferie delle settimane dopo la Dedicazione, conclusive dell'anno liturgico.

B. Un certo ordine di precedenza

78. Nelle domeniche e nei giorni festivi sono stati proposti i testi più significativi della sacra Scrittura così che, nell'arco di tre anni, sia dato ai fedeli di ascoltare la parte più importante della parola di Dio.

Grande peso conserva anche il Lezionario dei sabati che, a struttura festiva e ordinariamente articolato su un ciclo biennale parziale, affianca e integra l'ascolto domenicale della parola di Dio, dando ampio rilievo, tra l'altro, alla lettura dei libri del Pentateuco.

Il Lezionario dei giorni feriali, anch'esso normalmente articolato su un ciclo biennale parziale, allarga l'ascolto della parola di Dio a quelle parti della Bibbia che sono meno conosciute e, a volte, più difficili da assimilare, rendendo così più familiare l'annuncio di salvezza che risuona nei giorni festivi.

Nel corso dell'anno liturgico i tre ordinamenti – festivo, sabbatico e feriale – conoscono un proprio autonomo sviluppo, interrotto da alcuni significativi punti di raccordo e di interazione.

Per quanto riguarda le altre parti dell'ordinamento delle letture della messa – celebrazioni dei santi, messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti – la serie delle letture ha un ordinamento proprio.

C. L'unità tematica del giorno domenicale e festivo

79. Custodendo e sviluppando l'eredità della tradizione ambrosiana, le domeniche e le feste lungo l'anno adottano il criterio di una certa unità tematica tra le tre letture al fine di favorire una comprensione unitaria del mistero celebrato. Tale criterio, che ha il suo principale punto di applicazione nelle domeniche e nelle feste dei tempi dell'Avvento, del Natale, della Quaresima e della Pasqua, trova poi il suo organico sviluppo nelle domeniche dopo l'Epifania e in quelle dopo Pentecoste fino alla domenica di Cristo Re.

La circolarità tematica tra Antico e Nuovo Testamento, tra Lettura, Epistola e Vangelo , si esplica secondo schemi diversi e complementari, tutti all'insegna della visione unitaria delle sacre Scritture e della loro globale convergenza sul mistero di Cristo: per citazione interna; per convergenza tematica sotto il profilo teologico, spirituale o morale; per sviluppo organico secondo le sequenze annuncio / compimento, figura / verità; per ripresa tipologica, ecc…

D. La varietà degli schemi compositivi del Lezionario feriale

80. Il Lezionario ambrosiano feriale presenta una varietà di schemi compositivi in rapporto ai giorni e ai tempi dell'anno liturgico. Essi sono applicati secondo la doppia annualità delle letture che precedono il Vangelo e l'annualità unica per il Vangelo.

Lo schema più consueto è quello a struttura binaria, con Lettura veterotestamentaria e Vangelo , usato nelle settimane dopo l'Epifania e dopo la Pentecoste.

Un secondo schema, sempre a struttura binaria, ma con Lettura neotestamentaria e Vangelo , è usato nelle ferie del tempo Pasquale dal lunedì della II settimana fino all'Ascensione e nelle settimane che seguono il Martirio di San Giovanni il Precursore e la Dedicazione del Duomo di Milano.

Un terzo schema, a struttura ternaria del tipo Lettura veterotestamentaria – Lettura veterotestamentaria – Vangelo , è usato per le ferie di Avvento e di Quaresima.

Lo schema, a struttura ternaria classica, Lettura – Epistola – Vangelo , oltre ad essere presente nelle ferie postnatali zie, nelle ferie dell'ottava di Pasqua e nelle ferie tra Ascensione e Pentecoste, risulta essere proprio del sabato, giorno liturgico del tutto speciale per la tradizione ambrosiana che gli attribuisce carattere festivo.

E. L'omissione di testi e versetti

81. Per motivi pastorali, soprattutto nelle domeniche e nelle solennità, sono state evitate alcune pericopi bibliche che presentavano particolari difficoltà di comprensione sul piano letterario, critico ed esegetico.

Questo tipo di omissione è stato però ridotto al minimo, tenendo conto sia dell'aiuto alla comprensione che proviene dall'insieme dei testi biblici proclamati in una celebrazione, sia del servizio reso all'intelligenza delle Scritture dall'intervento omiletico.

82. L'uso liturgico ambrosiano della sacra Scrittura ha sempre contemplato anche l'omissione di alcuni versetti all'interno delle varie letture bibliche. Tali omissioni, sempre ben ponderate per non falsare il senso del testo o svisare il pensiero e lo stile stesso del libro sacro, sono rimaste anche nel presente ordinamento.

Si è potuto così evitare uno sviluppo troppo prolisso di alcuni testi e l'omissione totale di certe letture le quali, pur essendo assai indicate per l'utilità spirituale dei fedeli, includevano qualche versetto poco indicato sotto l'aspetto pastorale o suscettibile di problematiche troppo complesse.

F. Il modo di ordinare le letture nel Lezionario dei santi

83. Il Lezionario dei santi prevede una duplice serie di letture, denominate il Proprio e il Comune dei santi. Nell'uno e nell'altro caso i singoli formulari, secondo la costante tradizione ambrosiana e indipendentemente dal grado di solennità della celebrazione, sono a struttura ternaria ( Lettura, Epistola, Vangelo ). Nel Proprio dei santi sono riportate le letture proprie della solennità, della festa o della memoria di un santo, talvolta nella forma di indicazioni preferenziali per i testi del Comune ritenuti particolarmente adatti per quella celebrazione. L'uso del Proprio è obbligatorio nelle solennità e nelle feste, facoltativo nelle memorie, a meno che la memoria stessa non venga solennizzata in ragione di una titolarità, di un patronato o per altri motivi pastorali. In questo caso le letture sono prese dal Proprio (o dal Comune) e la Lettura può essere sostituita da una lettura agiografica approvata ufficialmente dalla Congregazione del Rito ambrosiano.

Nel Comune dei santi sono riportate le letture, in formulari già strutturati, per la celebrazione dei diversi ordini di santi, più un certo numero di testi in campo libero. Quando la scelta delle letture è rinviata al Comune, i formulari (o i testi alternativi) si possono scegliere, tenuta presente la categoria in cui il santo è ascritto e il bene pastorale dei fedeli che partecipano alla messa. Nulla vieta che i testi che compongono i diversi formulari di una categoria di santo possano essere tra loro scambiati, secondo l'opportunità e le circostanze pastorali.

G. Il modo di ordinare il Lezionario per messe rituali, messe per varie necessità, messe votive

84. Per le messe rituali, per varie necessità e votive, i testi sono disposti nell'ordine con cui vengono proclamati: prima i testi dell'Antico Testamento, poi quelli dell'Apostolo, quindi i Salmi e i versetti interiezionali, e finalmente i Vangeli. Questa disposizione è stata adottata per riaffermare e facilitare la facoltà di scelta da parte del sacerdote celebrante.

H. Il modo di ordinare il Lezionario per le messe per i defunti

85. Per le messe per i defunti, tenuto conto del Rito delle esequie ambrosiano , i testi sono stati disposti nel modo seguente: prima i testi dell'Antico Testamento con il corrispettivo salmo responsoriale; poi i testi del Nuovo Testamento con il corrispettivo salmo responsoriale; quindi i Vangeli preceduti dal corrispettivo canto al Vangelo. Questa disposizione è stata adottata per facilitare e orientare la scelta da parte del sacerdote celebrante.

IV. Criteri per l'uso dell'ordinamento delle letture della messa

A. Le scelte facoltative

86. Nell'ordinamento delle letture della messa viene talvolta lasciata al celebrante la facoltà di scegliere l'uno o l'altro formulario di letture bibliche o l'uno o l'altro testo fra due o più proposti per una singola lettura.

Tale facoltà, piuttosto rara nel Proprio del tempo, per evitare che sia snaturato il carattere particolare di un determinato giorno o tempo liturgico, è invece contemplata con una certa larghezza nelle celebrazioni dei santi e nelle messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti.

Queste facoltà, come altre indicate nell'Ordinamento generale del Messale ambrosiano, hanno una finalità eminentemente pastorale. Pertanto il sacerdote nel predisporre lo svolgimento della liturgia della parola tenga presente più il bene spirituale comune dell'assemblea, che non il proprio gusto.

B. La scelta tra la forma lunga e la forma breve

87. Anche la scelta delle due stesure, quella lunga e quella breve, proposte talora per il medesimo testo, dev'essere dettata da un criterio pastorale. Occorre valutare la concreta capacità dei fedeli per un ascolto fruttuoso di una lettura più o meno lunga; la loro possibilità o meno di comprendere certi testi piuttosto difficili; la loro disponibilità per l'eventuale proclamazione di un testo più completo, che sarà poi spiegato nell'omelia.

C. La scelta delle letture nei giorni feriali

88. Nell'ordinamento delle letture per le ferie, sono proposti dei testi per i singoli giorni di ogni settimana nel corso dell'intero anno: si dovranno quindi usare d'ordinario queste letture nei giorni loro assegnati, a meno che non ricorra una solennità, una festa o una memoria con letture proprie.

D. La scelta delle letture nelle celebrazioni dei santi

89. Per le celebrazioni previste nel calendario dei santi sono indicate, quando effettivamente ci sono, letture proprie. Se si tratta di una memoria, queste letture si possono proclamare al posto di quelle che ricorrono per le ferie qualora il celebrante lo ritenga pastoralmente opportuno.

Il sacerdote che celebra con la partecipazione del popolo avrà la massima cura nel favorire la proclamazione delle letture assegnate per i singoli giorni dal Lezionario feriale, evitando di ometterle troppo spesso e senza una vera utilità pastorale.

L'ordinata progressione delle letture del ciclo feriale viene meglio incontro al proposito della Chiesa di offrire ai fedeli che frequentano assiduamente l'eucaristia quotidiana un organico complemento all'ascolto festivo della parola di Dio.

E. Le altre parti dell'ordinamento delle letture della messa

90. Nell'ordinamento delle letture per le messe rituali e per le messe per i defunti, sono indicati i medesimi testi già pubblicati nei singoli rituali, fatta eccezione, ovviamente, per i testi delle celebrazioni che non possono essere inserite nella messa.

91. L'ordinamento delle letture delle messe per varie necessità e votive riporta numerosi testi che possono essere di valido aiuto per un opportuno adattamento di quelle celebrazioni alle circostanze, alle situazioni e agli orientamenti dei vari gruppi che vi partecipano.

92. Nelle messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti, quando vengono proposti più testi per una medesima lettura, la scelta si faccia con gli stessi criteri sopra descritti per la scelta delle letture dal Comune dei santi.

93. Quando la celebrazione di una qualche messa rituale non è consentita e, secondo le norme indicate in ogni rito, si può prendere una lettura da quelle proposte per le messe rituali, si deve tener presente il bene spirituale comune dei partecipanti.

F. Il salmo responsoriale e il canto al Vangelo

94. Tra i canti intercalati alle letture, grande importanza riveste il salmo che segue la Lettura . Si esegua di norma il salmo assegnato alla lettura stessa, a meno che le letture non siano quelle del Comune dei santi o quelle per le messe rituali, per varie necessità, votive e dei defunti, nelle quali la scelta del salmo responsoriale viene lasciata al celebrante, che si servirà di questa possibilità, in base al principio dell'utilità pastorale dei partecipanti.

In alcune circostanze, come per esempio nella Veglia Pasquale e nelle Grandi Vigilie, al posto del salmo responsoriale è previsto il salmello. Si esegua di norma il salmello assegnato alla lettura stessa.

95. L'altro canto tra le letture è costituito dal canto al Vangelo, collocato a ridosso della proclamazione evangelica in accordo tematico con il Vangelo stesso. Insieme al canto dell' Alleluia si esegua di norma il versetto assegnato dall'ordinamento delle letture del giorno per il Proprio del tempo e per il Proprio o Comune dei santi, dalle messe rituali, per varie necessità, votive o per i defunti. In Quaresima il canto dell' Alleluia viene omesso e sostituito da apposite acclamazioni, pensate, in riferimento alle strutture interne della Quaresima ambrosiana, secondo lo schema seguente:

- Domenica all'inizio della Quaresima e successiva settimana: Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

- Domenica della Samaritana e successiva settimana: Gloria e lode a te, o Cristo!

- Domenica di Abramo e successiva settimana: Gloria e lode a te, Cristo Signore!

- Domenica del Cieco e successiva settimana: Lode e onore a te, Signore Gesù!

- Domenica di Lazzaro e successiva settimana: Onore e gloria a te, Cristo Signore!

- Settimana Autentica: Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

DESCRIZIONE DELL'ORDINAMENTO DELLE LETTURE DELLA MESSA NEL CORSO DELL'ANNO LITURGICO

Capitolo V

96. L'intero Lezionario del Proprio del tempo è organizzato in tre Libri, il primo relativo al Mistero dell'Incarnazione del Signore, il secondo al Mistero della Pasqua del Signore, il terzo al Mistero della Pentecoste. Ognuno dei tre Libri prevede tre sezioni: festiva, feriale e santorale.

97. Il Libro I copre l'arco di tempo che va dalla I domenica d'Avvento al sabato che precede la domenica all'inizio della Quaresima, sviluppandosi lungo il tempo di Avvento, il tempo Natalizio e il tempo dopo l'Epifania.

98. Il Libro II copre l'arco di tempo che va dalla domenica all'inizio della Quaresima alla solennità di Pentecoste e comprende la Quaresima, la Settimana Autentica, il Triduo Pasquale e il tempo Pasquale nelle sue diverse articolazioni: la solennità della Pasqua di Risurrezione e la sua ottava (o ferie in Albis ); il tempo della domenica II di Pasqua all'Ascensione e la solennità dell'Ascensione del Signore; le ferie e la domenica dopo l'Ascensione fino alla Pentecoste; la solennità di Pentecoste.

99. Il Libro III copre l'arco di tempo che va dal lunedì seguente la solennità della Pentecoste al sabato che precede la I domenica di Avvento, per un massimo di 25 domeniche o 26 settimane. È strutturato in tre sottosezioni: le settimane dopo Pentecoste in senso proprio che si chiudono con il sabato che precede la I domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore (29 agosto); le settimane dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore fino alla III domenica di ottobre, festa della Dedicazione del Duomo di Milano, chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani; le settimane dopo la Dedicazione fino al sabato che precede l'inizio dell'Avvento.

I. Libro Primo: il mistero dell'Incarnazione del Signore

A. Tempo di Avvento

100. L'Avvento è il tempo liturgico che prepara la Chiesa a celebrare il mistero della manifestazione nella carne del Verbo di Dio. Di durata analoga alla Quaresima (sei settimane), esso prende avvio con la domenica successiva alla festa di san Martino, vescovo (11 novembre), ragione per la quale nella tradizione ambrosiana riceve anche la denominazione di “Quaresima di san Martino”.

101. Nell'Avvento il popolo cristiano si dispone a rivivere la “pienezza dei tempi” alla luce dell'attesa escatologica, che orienta il cammino dei credenti nella storia e li guida verso il loro definitivo riscatto nel trionfo glorioso del Signore. Il Lezionario è ordinato in ciclo domenicale (triennale), in ciclo sabbatico (biennale parziale) e in ciclo feriale (biennale parziale). L'ultimo tratto, a partire dal 17 dicembre (o dal 18 dicembre, se il 17 cade in domenica) è costituito dalle ferie prenatalizie dell'Accolto ( de Exceptato ), a ciclo unico.

1. Domeniche

102. Nella successione delle domeniche la liturgia d'Avvento rinnova l'aspirazione d'Israele e dell'intero creato alla salvezza, riproponendo le parole degli antichi profeti fino all'annuncio di Giovanni Battista, il più grande tra i nati di donna e il nuovo Elia, cui è stato affidato il compito d'indicare presente «colui che deve venire» (cfr. Mt 11,3).

L'itinerario delle prime cinque domeniche è evidenziato dalla titolatura di ciascuna di esse, cui corrisponde la scelta delle letture nei tre anni: La venuta del Signore (I); I figli del Regno (II); Le profezie adempiute (III); L'ingresso del Messia (IV); Il Precursore (V).

Nella prospettiva di questo progressivo accostamento di questo progressivo accostamento alla “pienezza dei tempi”, nell'ambito delle celebrazioni vigiliari delle domeniche, quale lettura precedente il Vangelo è prevista, anziché l' Epistola paolina, la pericope profetica d'Isaia.

103. L'itinerario liturgico delle prime cinque domeniche sfocia nella celebrazione della venuta del Verbo nel grembo della Vergine, mistero cui è dedicata la VI domenica di Avvento, che la tradizione ambrosiana denomina “domenica dell'Incarnazione”. In essa è celebrata, con una prospettiva marcatamente cristologica, la Divina Maternità della Beata Vergine Maria.

Nel caso in cui questa domenica cada il 17 dicembre, la domenica successiva, il 24 dicembre, si qualifica come domenica Prenatalizia. Come Vangelo viene proclamata la «genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide» ( Mt 1,1-16), che risulta in evidente continuità con la pericope conclusiva del Libro di Rut proclamata nell'ultima feria prenatalizia.

2. Ferie

104. Nel tempo di Avvento, tempo che prepara alla celebrazione dell'Incarnazione, della Nascita e della Manifestazione del Signore, la liturgia della parola feriale (da lunedì a venerdì), in simmetria con le ferie di Quaresima, prevede due letture veterotestamentarie e il Vangelo.

La prima lettura veterotestamentaria è tratta dal profeta Geremia (anno I) o dal profeta Ezechiele (anno II); la seconda è desunta in entrambi gli anni dai profeti minori; la pericope evangelica, unica per i due anni, legge in progressione Matteo , l'evangelista che con più insistenza sottolinea l'adempimento in Cristo di «ciò che era stato detto per mezzo dei profeti» ( Mt 2,23).

3. Sabati

105. Seguendo la regola generale (cfr. n. 67), i sabati d'Avvento prevedono una struttura festiva di lezionario. La Lettura è tratta dal profeta Geremia (anno I) o dal profeta Ezechiele (anno II), in continuità con le letture feriali. L' Epistola attinge dalla Lettera agli Ebrei , mettendo in evidenza il duplice tema del sommo sacerdozio di Cristo (anno I) e del definitivo sacrificio quale sigillo dell'Alleanza (anno II). Il Vangelo , unico per i due anni, si inserisce nella lettura progressiva di Matteo avviata dalle ferie.

4. Ferie prenatalizie

106. Le ferie prenatalizie continuano la struttura delle ferie (due letture veterotestamentarie prima del Vangelo), proponendola in un unico ciclo di letture.

107. Le due letture veterotestamentarie sviluppano una catechesi nella quale, unitamente al tema cristologico della discendenza davidica. Vengono presentate figure tipologiche di significato mariano e con implicazioni di carattere cristologico.

I due libri, la cui lettura segna questi giorni, appartengono al gruppo dei “rotoli” proclamati in occasione delle festività ebraiche: Rut (concluso dalla genealogia di Davide) ed Ester (concluso dal ricordo della festa di Purim, giorno di banchetti e di scambi di doni).

Le connesse pericopi evangeliche, terminata la lettura progressiva di Matteo, accompagnano lo svolgersi delle vicende che precedettero e prepararono l'evento salvifico, che la Chiesa s'appresta a celebrare.

B. Tempo di Natale

1. Solennità del Natale

108. La solenne liturgia vigiliare vespertina del Natale del Signore prevede quattro letture veterotestamentarie con i rispettivi salmelli e orazioni. Alle quattro letture vigiliari segono l' Epistola ( Eb 10,37-39), che mette in evidenza il compimento della tensione escatologica che dalla I domenica di Avvento ha animato il cammino della Chiesa verso il suo Signore, e il Vangelo relativo alle circostanze della nascita di Gesù ( Mt 1,18-25).

Per la celebrazione della messa vigiliare senza solenne liturgia vespertina e per l'eventuale messa del mattino di quel giorno ci si attenga alle norme indicate al n. 72.

109. Le tre messe natalizie – nella notte, nell'aurora e nel giorno – hanno ciascuna uno specifico ordinamento di letture bibliche.

La Lettura è sempre tratta dal profeta Isaia. Il testo profetico attestato nell'unica originaria celebrazione eucaristica ambrosiana di Natale, Is 8,23b-9,6a, è proclamata nella messa del giorno. Nella messa della notte si legge Is 2,1-5 e nella messa dell'aurora Is 52,7-9.

La prima di queste due pericopi è premessa alla celebrazione paolina della “pienezza del tempo” ( Gal 4,4-6) e, col proprio invito a «camminare nella luce del Signore», introduce all'annuncio giovanneo della venuta nel mondo della “luce vera”, che illumina ogni uomo ( Gv 1,9-14).

L'altra lettura di Isaia, in cui sono cantati i passi sui monti dei passeggeri di lieti annunci, prepara la pericope lucana in cui è ricordata la venuta dei pastori ( Lc 2,15-20) e il loro rendere testimonianza al Verbo di Dio, che si è reso giudeo tra i giudei e si è fatto tutto a tutti ( 1Cor 9,19-22a).

Nella messa del giorno la ricordata profezia di Is 9, in merito alla nascita di “un figlio”, si associa all'annuncio apostolico che Dio «ha parlato a noi per mezzo del Figlio» ( Eb 1,1-8a) e alla narrazione della nascita di quel Figlio, evocata dalle parole di Luca ( Lc 2,1-14).

Per una motivata ragione pastorale il formulario di letture del giorno può essere usato anche nella messa della notte.

2. Altre solennità, feste e domeniche intermedie

110. Al Natale seguono tre grandi feste di santi: santo Stefano, martire; san Giovanni, apostolo ed evangelista; santi Innocenti, martiri.

La pericope evangelica per la festa di santo Stefano ( Mt 17,23-26: la moneta nella bocca del pesce di san Pietro) è tradizionale nell'ordinamento ambrosiano delle letture in ragione della spiegazione santambrosiana. In alternativa è possibile leggere Gv 15,18-22.

111. La liturgia della parola dell'eventuale domenica nell'ottava del Natale, ordinata su un unico anno, costituisce una densa catechesi sul Cristo sapienza e parola eterna di Dio fatta carne.

112. L'ordinamento, ad anno unico, delle letture dell'ottava del Natale (1 gennaio) racchiude la confluenza di diversi temi: la commemorazione della Circoncisione del Signore e del conferimento a lui del nome Gesù nell'ottavo giorno dopo la sua nascita, la benedizione sul nuovo anno civile, l'invito alla pace. Qualora l'ottava del Natale cada in domenica, il Lezionario riporta anche i testi per la liturgia vespertina vigiliare.

113. L'ordinamento, ad anno unico, delle letture della domenica dopo l'ottava del Natale offre un ulteriore approfondimento del mistero di Gesù di Nazaret, Cristo di Dio, riguardato come l'adempimento delle antiche promesse.

Qualora tale domenica cada il 5 gennaio i Vespri del giorno sono i Vespri vigiliari dell'Epifania.

114. Dopo le feste dei santi che seguono immediatamente il Natale (santo Stefano, san Giovanni Evangelista, santi Innocenti), anche i giorni 29, 30 e 31 dicembre, come le restanti ferie precedenti l'Epifania, presentano carattere festivo, con la liturgia della parola articolata su tre letture.

115. Nelle ferie dell'ottava, la prima delle letture è tratta dal libro di Michea e si associa a pericopi evangeliche nelle quali è rintracciabile il tema mariano.

116. Nelle ferie successive all'ottava, ferie che preparano all'Epifania, le letture veterotestamentarie sono tratte dal profeta Daniele (il Regno che non sarà mai distrutto; il potere eterno del Figlio dell'uomo) e sono accompagnate da pericopi evangeliche nelle quali vengono presentati il riconoscimento del Bambino a opera di Simeone e di Anna, nonché – il 4 gennaio – la genealogia lucana di Gesù, figlio di Adamo, figlio di Dio.

117. Le epistole, in tutte le ferie postnatali zie, ripropongono gli inizi delle lettere paoline, in cui l'apostolo annuncia ai fratelli nella fede la pace e la benedizione di Dio in Gesù Cristo.

118. Speciali letture (tra cui la notizia agiografica) sono previste il 30 dicembre per la celebrazione della festa di sant'Eugenio nella basilica di sant'Eustorgio. In particolare l'epistola ( 1Cor 9,19b-23) richiama la figura del “vescovo d'Oltralpe”, fattosi ambrosiano con gli ambrosiani per diventare con loro partecipe dell'evangelo.

3. Solennità dell'Epifania

119. La celebrazione dell'Epifania in ambito ambrosiano rappresenta il vero approdo del lungo cammino avviatosi con l'Avvento. Originariamente tale solennità inglobava, insieme alla memoria dell'adorazione dei magi, la memoria del battesimo del Signore al Giordano, evento nel quale è racchiusa, a un tempo, la piena manifestazione di Gesù quale Unigenito del Padre e la teofania della divina Trinità.

Secondo le nuove Norme che regolano l'anno liturgico e il Calendario le due celebrazioni sono ora temporalmente distinte. Ciò non toglie che l'ordinamento delle letture, a partire dalla Vigilia dell'Epifania, configuri le successive celebrazioni, fino al Battesimo del Signore, in termini fortemente unitari.

120. La solenne liturgia vigiliare dell'Epifania del Signore, come già quella del Natale, prevede quattro letture veterotestamentarie con i rispettivi salmelli e orazioni. Alle quattro letture vigiliari seguono l' Epistola ( Tt 3,3-7), che mette in evidenza la manifestazione della bontà di Dio che salva mediante un lavacro di rigenerazione, e il Vangelo ( Gv 1,29a.30-34) con la testimonianza del Battista sul battesimo di Gesù e la sua messianicità.

Per la celebrazione della messa vigiliare senza solenne liturgia vespertina e per l'eventuale messa del mattino di quel giorno ci si attenga alle norme indicate al n. 72.

Nella messa del giorno si legge il Vangelo dell'adorazione dei magi, alla luce del quale risuona la profezia di Isaia ( Is 60,1-6) e il commento paolino ( Tt 2,11-3,2).

121. La domenica del Battesimo del Signore prevede un unico anno per la Lettera e l' Epistola e un ciclo triennale per il Vangelo , allo scopo di ascoltare la narrazione dell'episodio che dà il nome alla domenica secondo i tre sinottici (A: Mt 3,13-17; B: Mc 1,7-11; C: Lc 3,15-16.21-22).

4. Ferie dopo l'Epifania

122. I giorni che, in numero variabile, si collocano tra la solennità dell'Epifania e la domenica del Battesimo del Signore, costituiscono un insieme unitario, in cui la liturgia della parola presenta il mistero dell'unione sponsale tra Cristo e la Chiesa.

Per I feria s'intende il primo giorno dopo l'Epifania, cui succedono in ordine tutte le altre ferie; il sabato presenta, in conformità alla tradizione ambrosiana, un proprio ordinamento festivo di letture.

In tali ferie le pericopi evangeliche si accompagnano a frammenti del Cantico dei Cantici relativi alle nozze e al dialogo d'amore tra lo Sposo e la Sposa. Questa tematica trova il suo compiuto coronamento nella liturgia della parola del sabato, che ripropone “il grande mistero” di Cristo, Sposo della Chiesa, considerandone anche il riflesso nella realtà iconica degli sposi cristiani.

C. Tempo dopo l'Epifania

1. Domeniche

123. Le domeniche, a partire dalla II dopo l'Epifania, riprendono l'ordinamento triennale delle letture e, attraverso la presentazione dei segni compiuti da Cristo, ne vengono manifestando la messianicità e la divina signoria.

Fa eccezione all'ordinamento triennale il Vangelo della II domenica, il quale, sulla scia dell'inno epifanico della Chiesa Milanese, è in tutti e tre gli anni la pericope evangelica delle nozze di Cana ( Gv 2,1-11).

124. In ragione della mobilità della data della Pasqua, l'ordinamento delle letture prevede fino a un massimo di 9 domeniche e 9 settimane. Il Lezionario proprio per la festa della Santa Famiglia (ultima domenica di gennaio), articolato in tre anni, sostituisce quello della domenica dopo l'Epifania implicata, che viene omesso.

125. La III domenica dopo l'Epifania, se non deve lasciare il posto alla festa della Santa Famiglia, mette al centro, attraverso i Vangeli, il segno della moltiplicazione dei pani, già evocato nella solennità dell'Epifania (15) , che alcune pagine del Pentateuco ( Lettura ) e delle Lettere ai Corinzi ( Epistola ) aiutano a comprendere nella sua ricchezza teologica e spirituale.

126. Le due ultime domeniche dopo l'Epifania, che precedono immediatamente il tempo quaresimale, devono essere sempre celebrate, salvo il caso in cui la penultima venga a coincidere con l'ultima domenica di gennaio, festa della Santa Famiglia.

Il Lezionario prepara le comunità a entrare nel tempo quaresimale proponendo, nella penultima, il tema della clemenza misericordiosa di Dio e, nell'ultima, quello del perdono accordato da Dio a colui che si converte.

2. Sabati

127. A partire dal sabato successivo alla domenica del Battesimo del Signore e per tutte le successive settimane fino alla Quaresima – e ancora nelle settimane che dalla Pentecoste si susseguono fino al termine dell'anno liturgico -, sulla scia della proclamazione sabbatica della Legge che ha alimentato l'esperienza religiosa dei primi discepoli e li ha preparati a riconoscere in Gesù il Cristo di Dio, il Lezionario della Chiesa Ambrosiana propone come Lettura le pagine del Pentateuco, commentate ricorrendo al magistero paolino e considerate nella prospettiva del Cristo annunciato dall'evangelo.

128. Nel sabato dopo la domenica del Battesimo del Signore, speciali Vangeli segnano l'inizio di questo ciclo di letture sabbatiche (duplice anch'esso, analogamente al ciclo feriale).

129. Quanto ai salmi responsoriali, nel primo sabato vengono usati, nei due anni, rispettivamente il salmo XCI e il salmo XCII, mentre nei restanti sabati sono proposti i salmi XCIV, XCV, XCVI, XCVII, XCVIII. Il salmo XXVIII, è riservato al sabato che, al termine dell'anno liturgico, suggella lo svolgersi del ciclo.

3. Ferie

130. Il tempo dopo l'Epifania si caratterizza, nei suoi due cicli feriali, quale manifestazione della Sapienza divina, cui dà voce anzitutto il libro del Siracide . Le pericopi che ne scandiscono la lettura progressiva, e le successive pericopi tratte dal libro della Sapienza e dal Qoelet , sviluppano un'illuminante riflessione sulla storia e sulla realtà dell'uomo.

Agli interpreti del pensiero religioso di Israele si affianca lungo tutte le settimane del tempo dopo l'Epifania il “lieto annuncio di Gesù Cristo” proclamato attraverso il vangelo secondo Marco .

II. Libro Secondo: il mistero della Pasqua del Signore

A. Tempo di Quaresima

1. Domeniche

131. Il carattere unitario, il contenuto misterico, la ricchezza catechetica dell'ordinamento delle letture domenicali della Quaresima ambrosiana fanno di tale articolato complesso di pericopi un patrimonio ecclesiale di singolare rilievo, cui aggiunge ulteriore valore la constatazione che le letture evangeliche sono rintracciabili nella stessa omiletica di Ambrogio e che esse nella tradizione milanese tanto hanno marcato le singole domeniche da determinarne le specifiche denominazioni.

132. Va altresì segnalata la costante attenzione che la tradizione ambrosiana ha rivolto anche alle letture tratte dal libro dell' Esodo . Quest'ultimo aspetto appare pienamente comprensibile quando si osservi che in tali pericopi sono evocati e rivissuti momenti modali della storia della salvezza sviluppatasi nell'Antica Alleanza.

133. Conseguentemente, in analogia a quanto già previsto in Avvento (cfr. n. 102), nell'ambito delle celebrazioni vigiliari delle domeniche quaresimali, come lettura precedente il Vangelo viene indicata, anziché l'epistola paolina, la pericope veterotestamentaria.

134. Al fine di offrire ai pastori d'anime un più vasto materiale biblico a uso catechetico, il Lezionario prevede un ordinamento triennale della Lettura e dell' Epistola , con testi scelti in coerenza con le tematiche che ispirano le singole domeniche e i relativi Vangeli.

2. Liturgie Vigiliari

135. Il carattere particolare della domenica all'inizio di Quaresima rispetto alle restanti domeniche è rimarcato, nella liturgia vigiliare, dalla proclamazione, quale annuncio della Risurrezione, della silloge delle apparizioni del Risorto proposta da Mc 16,9-16.

136. Nelle successive settimane che preparano all'annuncio pasquale della Risurrezione, vengono proclamate pericopi che del mistero pasquale contengono un chiaro preannuncio: le narrazioni dei sinottici in merito alla prefigurazione della gloria pasquale sul monte della trasfigurazione e, nella domenica di Lazzaro, il richiamo di Cristo stesso al segno di Giona.

3. Ferie

137. La sistematica proclamazione di Genesi e Proverbi , ricordata da Ambrogio quale elemento caratterizzante del tempo quaresimale, collega la Chiesa Milanese alle antiche Chiese ispaniche e, in Oriente, a diversi ambiti ecclesiali.

138. Momento qualificante del cammino di preparazione dei candidati al battesimo verso i misteri dell'iniziazione cristiana celebrati nella notte pasquale, la lettura di Genesi ripropone il primo dispiegarsi del disegno d'amore di Dio verso l'uomo attraverso la creazione, l'allontanarsi dell'uomo da Dio, gli esempi di fede dei patriarchi che hanno creduto all'annuncio di salvezza loro rivolto e che pure dalla terra d'Egitto non hanno cessato d'attendere il dono promesso da Dio ad Abramo e ai suoi discendenti.

139. Parallelamente a questa catechesi, la Chiesa Ambrosiana nella lettura di Proverbi , attraverso la parola sapienziale dell'antico Israele, indica ai credenti le vie per quella conversione del cuore, che deve segnare il cammino dell'uomo verso la salvezza.

140. Le pericopi si dispiegano nell'ambito di due cicli annuali, nei quali si realizza una congiunta presentazione di entrambi i libri, in forma a un tempo progressiva e globale. A questi testi è associata nelle prime quattro settimane la lettura sistematica del Discorso della Montagna, in cui il Signore Gesù delinea le modalità di vita proprie di coloro che accolgono il suo lieto annuncio.

141. Nella settimana che introduce alla domenica delle Palme la Chiesa Ambrosiana, attraverso le pericopi evangeliche feriali, dà inizio alla sequela diretta del Signore, riconosciuto quale Cristo di Dio incamminato verso Gerusalemme per realizzare in sé stesso la grande Pasqua di salvezza.

4. Venerdì

142. I venerdì quaresimali, in analogia al Venerdì Santo, il giorno per eccellenza in cui “lo Sposo è stato tolto” (cfr. Mt 9,15) si sono conservati liturgici, cioè privi della liturgia eucaristica: agli amici dello Sposo è tolta la gioia del banchetto nuziale.

143. L'officiatura vespertina presenta un singolare andamento, con una struttura celebrativa simile a quella delle Grandi Vigilie: riti lucernari, letture veterotestamentarie, salmodia.

Nella tradizione ambrosiana le letture vesperali dei venerdì di Quaresima, analogamente alle letture delle grandi celebrazioni vigiliari, sono parte integrante dell'ordinamento delle letture.

144. Oltre alla serie di pericopi prevista dalla Liturgia delle Ore, con i rispettivi salmelli e orazioni, il Lezionario propone un ulteriore ciclo di letture incentrato sul tema del sacrificio di Cristo, tipo logicamente prefigurato e profeticamente preannunciato.

5. Sabati

145. Secondo l'antica disciplina osservata anche in Oriente, e che a Milano appare tradizionale già ai tempi di Ambrogio, il carattere festivo assegnato da Dio al sabato proibisce l'estensione del digiuno a tale giorno.

146. Le implicazioni ecumeniche dell'osservanza di tale disciplina in un contesto di comunione con la Chiesa romana, caratterizzata da diversa consuetudine, sono ben evidenziate dal “greco” Nilo da Rossano nelle sue relazioni con la comunità dell'abbazia cassinese, ai cui rilievi rispose appellandosi al testo paolino ( Rm 14,1-9), che la Chiesa Milanese proclama nel primo sabato di Quaresima.

147. Nelle tre settimane successive, mentre le letture veterotestamentarie e paoline tratteggiano gli atteggiamenti spirituali dei credenti avviati alla rigenerazione, le pericopi evangeliche presentano un chiaro riferimento ai riti prebattesimali (esorcismo, segno di croce, unzione).

148. L'ultimo sabato quaresimale, immediatamente antecedente la domenica delle Palme, è totalmente focalizzato sul tema della trasmissione della fede nella Chiesa, processo emblematicamente rappresentato dal rito della Consegna del Simbolo ( Traditio Symboli ).

149. La connotazione misterica di tale catechesi, l'immediatezza dei loro contenuti, il loro profondo significato ecclesiale ne fanno un utile strumento pastorale, che può essere messo a frutto nelle celebrazioni rituali dell'iniziazione degli adulti anche fuori dal periodo quaresimale.

6. Domenica delle Palme

150. Nella domenica delle Palme la tradizione ambrosiana prevede due celebrazioni eucaristiche: la messa congiunta alla liturgia processionale e la messa del giorno.

Nella prima, la liturgia della parola associa alla pericope evangelica dell'ingresso del Signore in Gerusalemme ( Gv 12,12-16) la visione profetica di Zaccaria ( Zc 9,9-10) e l'inno a Cristo, capo della Chiesa e primogenito di coloro che risorgono dai morti ( Col 1,15-20).

Nella seconda, al vangelo della cena prefigurativa di Betania, svoltasi il sesto giorno prima della Pasqua ( Gv 11,55-12,11), sono connessi il quarto cantico del Servo del Signore ( Is 52,13-53,12) e l'invito della Lettera agli Ebrei a tenere fisso lo sguardo su colui che si sottopose alla Croce ( Eb 12,1b-3).

7. Prime tre ferie della Settimana Autentica

151. Il vangelo del lunedì all'inizio della Settimana Autentica richiama la tensione spirituale con cui la Sposa deve muovere verso l'incontro con il suo Signore. Attraverso questa pericope ( Lc 21,34-36) viene introdotto il tema della Pasqua-Parusia, che segna profondamente fin dalle più antiche testimonianze la riflessione cristiana sulla festa, e che – intrecciato al tema sponsale – attraversa come in filigrana lo svolgimento dell'intera liturgia ambrosiana della Pasqua.

152. Nell'itinerario tematico avviatosi con la V settimana di Quaresima e costituito dalla presentazione delle vicende che precedettero il consumarsi della Pasqua del Cristo a Gerusalemme, il Vangelo del martedì ( Mt 26,1-5) segna un'ulteriore tappa: la decisione del Sinedrio di arrestare Gesù per metterlo a morte.

153. Come nell'antico uso gerosolimitano, al mercoledì è prevista la pericope dell'accordo di Giuda con i sommi sacerdoti per la consegna di Gesù ( Mt 26,14-16).

154. A queste pericopi evangeliche si associano la lettura del libro di Giobbe , che in riferimento alla celebrazione del mistero pasquale trova attestazione a Milano già con Ambrogio, e la lettura del libro di Tobia , che pure fu commentato dal santo vescovo.

Attraverso il libro di Giobbe viene delineata la tipologia cristologica dell'uomo giusto, colpito dal male ma giustificato da Dio, mentre in riferimento al libro di Tobia si sviluppano nel ciclo biennale due distinte prospettive di lettura. Nell'anno I, attraverso la vicenda sponsale di Sara e Tobia si adombra l'unione del Cristo con la Chiesa; mentre nell'anno II, tramite il personaggio di Tobi, è offerta una nuova figura tipologica del giusto sofferente, che Dio ristabilisce in una pienezza di vita.

8. Giovedì mattino della Settimana Autentica

155. Alla mattina del giovedì, come un tempo negli altri primi tre giorni di questa stessa settimana e in tutte le ferie quaresimali, è prevista una liturgia della parola articolata in due pericopi veterotestamentarie, il cui contenuto cristologico è evidente e fondato sul saldo principio che «si compirà tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell'uomo» ( Lc 18,31).

156. Le due letture sono tratte rispettivamente da Daniele e dal Libro della Sapienza. La prima ( Dn 13,1-64) propone la vicenda di Susanna, che nelle stesse pitture catacombali è presentata quale immagine prefigurativa del Cristo; la seconda ( Sap 2,12-3,9) delinea con singolare forza evocativa la congiura degli empi contro il Cristo. Alla prima delle due letture si affianca, come possibile alternativa, la pericope di Dn 6,1-29 (Daniele nella fossa dei leoni).

157. Nella prassi pastorale la presenza di questa liturgia della parola nella mattina del giovedì offre l'opportunità di concludere proficuamente eventuali momenti culturali previsti nel mattino di questo giorno e incentrati sulla Liturgia delle Ore o su altre forme di preghiera comunitaria legate alla pietà popolare. I testi possono permettere anche un'omelia, che prepari e introduca alla celebrazione del Triduo. L'ordinamento della celebrazione, con l'orazione e le formule di congedo, si trova in Appendice al Lezionario.

B. Triduo Pasquale

1. Celebrazione vespertina “nella Cena del Signore”

158. Il Triduo Pasquale è aperto da una solenne celebrazione vespertina di tipo vigiliare, in cui si colloca la lettura del libro di Giona , già consuetudinaria ai tempi di Ambrogio. Tale testo, posto all'inizio del Triduo, costituisce la presentazione di quel segno prefigurativo della morte, della sepoltura e della triduana risurrezione del Signore, la cui realizzazione la Chiesa sta per rivivere.

159. Nella liturgia eucaristica vesperale si avvia la riproposizione della Passione del Signore, partendo dall'Ultima Cena coi discepoli, il cui rinnovarsi misterico nella Chiesa è presentato attraverso le parole di Paolo ai Corinzi ( 1Cor 11,20-34).

2. Passioni dell'Ufficio delle Letture del Venerdì Santo

160. Sulla scia degli antichi libri liturgici ambrosiani, il Lezionario riporta, in un'apposita Appendice, le Passioni dell'Ufficio delle Letture del Venerdì Santo, al fine di una loro compiuta utilizzazione ecclesiale. È sembrato in effetti opportuno porle a disposizione in una sede consueta, e in un'idonea veste libraria, affinché i pastori d'anime se ne possano servire, in particolare nelle veglie di preghiera successive alla celebrazione “nella Cena del Signore”.

3. Celebrazione della Passione del Signore

161. In questo giorno, in cui “lo Sposo è stato tolto” (cfr. Mt 9,15), la Chiesa ambrosiana rivive il mistero della sua morte attraverso la proclamazione liturgica della continuazione della Passione secondo Matteo. Tale solenne momento è preparato da due letture tratte dal libro del profeta Isaia ( Is 49,24-50,10; Is 52,13-53,12), nelle quali è prefigurata l'immagine del Messia sofferente.

4. Celebrazione vespertina “nella Deposizione del Signore”

162. Momento rituale della celebrazione del Venerdì Santo presente nel paradigma gerosolimitano già nel IV secolo, e da quel modello derivato a una pluralità di Chiese, tra le quali quella ambrosiana, la commemorazione della Deposizione e della Sepoltura del Signore s'incentra fin dalla sua origine sulla pericope di Mt 27,57-61.

163. La liturgia della parola, che vi si collega e che – tramite le pericopi dal libro di Daniele – allude anche al mistero della discesa del Cristo agli inferi, si pone come momento cultuale con cui proficuamente concludere eventuali riunioni di preghiera comunitaria alla sera del venerdì, permettendo d'integrare nell'ordinamento liturgico del Triduo anche pratiche devozionali profondamente radicate nella pietà ecclesiale. La struttura della celebrazione, con l'orazione e le formule di congedo, si trova in Appendice al Lezionario.

5. Liturgia della parola al mattino del Sabato Santo

164. La tradizione ambrosiana proclama nella mattina del Sabato Santo la pericope evangelica relativa all'invio delle guardie al sepolcro. Le riunioni cultuali mattutine incentrate sulla Liturgia delle Ore, o su altre forme di preghiera comunitaria legate alla devozione ecclesiale, potranno efficacemente concludersi con questa liturgia della parola, eventualmente seguita da una riflessione per disporre i fedeli alla celebrazione della Veglia Pasquale. La struttura della celebrazione, con l'orazione e le formule di congedo, si trova in Appendice al Lezionario.

6. Veglia Pasquale

165. Questa celebrazione, veglia di tutte le veglie, fin dalle più antiche testimonianze prevede nella Chiesa Milanese una catechesi vigiliare, articolata in sei letture, tramite le quali si sviluppa un'organica meditazione sul mistero pasquale, radicato nella Pasqua d'Israele e riproposto dalla Pasqua della Chiesa.

166. Le prime tre letture riflettono l'antica meditazione ebraica sulla Pasqua quale ricapitolazione della storia della salvezza: il ricordo del primo intervento di Dio tramite la creazione ( Gn 1,1-2,3a), che nella Pasqua si rinnova, è seguito dalla narrazione della testimonianza resa dal Signore ad Abramo in occasione del sacrificio di Isacco ( Gn 22,1-19) e dal racconto della prima Pasqua d'Israele ( Es 12,1-11).

167. Un ulteriore aspetto della Pasqua, delineato dalla riflessione d'Israele, è al centro della quarta lettura: la Pasqua come “passaggio”, dalla schiavitù alla libertà e dalle tenebre alla luce ( Es 13,18b-14,8). Segue la lettura dal libro d'Isaia ( Is 54,17c-55,11), in cui il profeta delinea i caratteri dell'Alleanza eterna stabilita da Dio per tutti i popoli assetati, ch'egli chiama alle acque. Ne è diretta conseguenza l'invito al fonte, proprio dell'ultima lettura ( Is 1,16-19), che introduce alla successiva liturgia battesimale.

168. Le parole degli apostoli, riproposte dalla lettura degli Atti e dalla lettera ai Romani ( At 2,22-28; Rm 1,1-7), si pongono quale esplicitazione dell'annuncio della Risurrezione, che nella Chiesa Ambrosiana risuona in questa notte anzitutto attraverso la “voce apostolica” dell'Arcivescovo.

169. Con le parole dell'angelo alle donne la Chiesa Ambrosiana porta a compimento la sequela dello Sposo nella Passione, Morte e Risurrezione, rivissuta attraverso il testo di Matteo ( Mt 28,1-7).

7. Domenica di Pasqua

170. La liturgia della parola nella celebrazione eucaristica del giorno di Pasqua è caratterizzata dall'inizio degli Atti degli Apostoli ( At 1,1-8a) e dalla pericope del vangelo di Giovanni ( Gv 20,11-18) relativa all'incontro del Signore risorto con la Maddalena. Queste pagine, così significative per la comprensione della Pasqua, segnavano la celebrazione della seconda eucaristia, che anticamente si compiva nella Chiesa di Gerusalemme al mattino di Pasqua.

171. A questi due testi si accompagnano le parole di Paolo nella Prima ai Corinzi in merito alla concretezza dell'evento della Risurrezione ( 1Cor 15,3-10a), cui rendono testimonianza coloro ai quali il Signore direttamente si è mostrato vivo e coi quali si è intrattenuto.

C. Tempo Pasquale

1. Settimana in Albis

Ferie in Albis – messa del giorno

172. La liturgia della parola in tutti i giorni dell'ottava pasquale presenta una struttura tipicamente festiva, con Lettura, Epistola e Vangelo . Le pericopi risultano ovviamente focalizzate sul mistero della Risurrezione. Al giovedì, commemorazione del transito di sant'Ambrogio, come possibile lettura agiografica, in alternativa alla prevista pericope degli Atti degli Apostoli, viene offerto il testo della Depositio Ambrosii , tratto dalla biografia di Paolino.

Ferie in Albis – messa per i battezzati

173. La serie delle letture per le celebrazioni per i battezzati è offerta come opportunità pastorale e catechetico-mistagogica per itinerari d'iniziazione cristiana, eventualmente anche fuori dalla Settimana in Albis e dal tempo di Pasqua.

174. Va segnalata la singolare consonanza tra queste pericopi e i temi dell'omiletica mistagogica di Ambrogio (16) . Per il mercoledì in Albis il Lezionario propone, quale possibile epistola alternativa, 2Cor 1,21-22, un testo che era sicuramente letto ai tempi di Ambrogio e che fu successivamente lasciato cadere.

2. Domenica in Albis depositis o II domenica di Pasqua

175. La liturgia della parola, in questa domenica quando si erano ormai tolte le veste battesimali, è incentrata sul Vangelo della manifestazione del Risorto «otto giorni dopo» ( Gv 20,19-31); di conseguenza risulta strutturata su un unico ciclo annuale. Nella liturgia vigiliare, dopo i riti lucernari, la pericope evangelica è costituita dall'annuncio del dono dello Spirito, che tramite il Risorto si comunica ai credenti ( Gv 7,37-39a).

3. Domeniche del tempo Pasquale

176. Le liturgie della parola nelle due domeniche pasquali immediatamente successive alla domenica in Albis depositis (III e IV) riprendono la ciclicità triennale e presentano alla contemplazione dei credenti i lineamenti del Risorto (agnello di Dio, buon Pastore, luce del mondo, via verità e vita, mediatore tra Dio e gli uomini); nelle successive due domeniche (V e VI) si riascoltano le raccomandazioni comunicate dallo stesso Signore ai discepoli prima di «andare al Padre» (cfr. Gv 14,12) ed è riproposto il suo annuncio del dono del Consolatore.

4. Solennità dell'Ascensione

177. La solennità dell'Ascensione è celebrata il giovedì della sesta settimana di Pasqua, al quarantesimo giorno del periodo di inalterata letizia in cui gli amici dello Sposo si rallegrano per la sua presenza.

178. La liturgia della parola è ordinata su un unico anno. La Lettura narra l'evento dell'Ascensione secondo gli Atti degli Apostoli ( At 1,6-13a); l' Epistola propone la riflessione paolina sul mistero dell'Ascensione ( Ef 4,7-13); il Vangelo annuncia l'avvenimento dell'Ascensione secondo Luca nel contesto del racconto pasquale ( Lc 24,36b-53).

L'eventuale messa vigiliare vespertina (formulario riportato nel Messale) avrà come propria Lettura At 1,1-11, seguita dell' Epistola e dal Vangelo del giorno.

5. Domenica dopo l'Ascensione

179. La domenica dopo l'Ascensione riprende l'ordinamento del Lezionario su tre anni ed è interamente orientata alla piena rivelazione del Signore risorto mediante il dono dello Spirito santo.

Se l'Ascensione del Signore non ha valore di festa anche civile, la messa della solennità dell'Ascensione può essere riproposta, per buone ragioni pastorale, anche in una o più messe di questa domenica.

6. Domenica di Pentecoste

180. La solennità della Pentecoste rappresenta il suggello dell'intero tempo pasquale. L'effusione dello Spirito è il grande dono elargito da Dio ai credenti dopo la glorificazione del suo Unigenito e dà compimento al mistero di salvezza realizzato nella Pasqua dalla Morte e Risurrezione del Verbo incarnato.

181. Come nelle altre maggiori solennità dell'anno, la celebrazione di questo giorno si apre con una grande liturgia vigiliare, le cui quattro letture veterotestamentarie presentano l'effusione dello Spirito come nuova teofania e dono agli uomini di una nuova vita, fonte di comunione e di amore. L' Epistola ( 1Cor 2,9-15a) e il Vangelo ( Gv 14,15-20) della messa vigiliare insistono sulla funzione rivelatrice dello Spirito santo, che è Spirito di verità.

Per la celebrazione della messa vigiliare senza solenne liturgia vespertina e per l'eventuale messa del mattino di quel giorno ci si attinga alle norme indicate al n. 72.

182. Nella liturgia del giorno, la Lettura narra l'evento della Pentecoste secondo gli Atti degli Apostoli ( At 2,1-11). Le parole del Signore nel Vangelo ( Gv 14,15-20) e la catechesi di Paolo nell' Epistola ( 1Cor 12,1-11) esplicitano i contenuti di grazia insiti nella straordinaria esperienza vissuta dagli apostoli nel giorno della Pentecoste, esperienza partecipata nella Chiesa a ogni credente attraverso i divini misteri.

183. Analogalmente alla Pasqua e alle ferie in Albis , anche per la Pentecoste è previsto un formulario di letture per eventuali messe per i battezzati, riportato in appendice al Lezionario.

7. Ferie dalla II domenica di Pasqua all'Ascensione

184. A partire dal lunedì dopo la II domenica di Pasqua e fino al mercoledì che precede la solennità dell'Ascensione il Lezionario feriale, comprendente anche il sabato, sviluppa la lettura progressiva del libro degli Atti degli Apostoli , testo di cui non a caso nella mattina di Pasqua si proclama l'inizio e la cui presenza connota non soltanto a Milano questo tempo liturgico.

Degli Atti degli Apostoli il Lezionario presenta nei due anni due distinte serie di letture, ciascuna peraltro con uno sviluppo in sé compiuto. Nell'anno I l'andamento è focalizzato sulla comunità del Cenacolo, Stefano, la questione d'Antiochia e il concilio di Gerusalemme, Paolo e i suoi viaggi missionari; nell'anno II l'attenzione s'incentra su Pietro e Giovanni a Gerusalemme, la conversione di Paolo a Damasco, il ministero di Pietro e il suo magistero sulla partecipazione dei Gentili alla salvezza, la cattura di Paolo, cittadino romano, e la sua andata a Roma.

185. Caratterizza queste ferie anche la lettura progressiva, unica per i due anni, del vangelo secondo Giovanni . In esso il tema pasquale dell'Agnello è premessa e qualificata al dono dello Spirito, nel quale si compie la suprema mistagogia dei credenti.

186. Nei sabati, oltre alla lettura progressiva degli Atti degli Apostoli e del vangelo di Giovanni in continuità con le ferie, l' Epistola è presa dalla I Lettera ai Corinzi : nel primo anno viene offerta un'articolata catechesi sulla Risurrezione di Cristo e sui suoi riflessi nei credenti; nel secondo – anche con riferimento alla lettera degli Atti – si sviluppa una presentazione della Chiesa come Corpo di Cristo, le cui membra sono amalgamate dalla carità.

187. In conformità alla tradizione che la Chiesa Ambrosiana condivide con altre Chiese, è stato segnalato il giorno “a metà della festa” (giovedì della IV settimana), cui corrisponde una specifica pericope evangelica ( Gv 7,14-24).

8. Ferie dopo l'Ascensione

188. Benché il carattere pasquale si estenda all'intero ciclo dei cinquanta giorni, nella tradizione ambrosiana la quarantina iniziale viene distinta dalla decade conclusiva, nella quale la Chiesa è chiamata a rivivere l'esperienza degli apostoli che, privati della tangibile presenza del Signore fra loro, attesero in preghiera l'effusione dello Spirito consolatore.

189. Alla luce della tematica sponsale, profondamente presente nella celebrazione della Pasqua cristiana, come mette bene in evidenza la catechesi mistagogica di Ambrogio e come già il Preconio suggerisce, la celebrazione liturgica dell'Ascensione rappresenta indubbiamente uno snodo di pregnante significato.

190. Questa tensione spirituale, fortemente cristocentrica, presente nella dinamica misterica della liturgia ambrosiana, è segnalata nelle ferie successive all'Ascensione dell'accostamento delle pericopi evangeliche tratte dai capitoli 14-16 di Giovanni (i discorsi del congedo di Gesù dai discepoli) con le sezioni del Cantico dei Cantici in cui la Sposa parla del suo Sposo assente e ne lamenta la lontananza.

La lettura del Cantico dei Cantici in questa fase dell'anno liturgico si pone, tra l'altro, sulla scia della tradizione ebraica che guarda a questo testo come a tipica lettura pasquale.

191. Al lunedì della VII settimana di Pasqua, quale eco diretta dell'atteggiamento interiore che caratterizza la celebrazione di questi giorni nella tradizione ambrosiana, il testo di Ct 5,2a.5-6b («Mi sono alzata per aprire al mio amato… ma l'amato mio se n'era andato, era scomparso») si associa a Mt 9,14-15 («Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno»).

III. Libro Terzo: il mistero della Pentecoste

192. Fin dalla tarda antichità, l'insieme delle settimane che seguono la Pentecoste trova nella Chiesa Milanese due momenti marcanti nella festa del Martirio di san Giovanni il Precursore e nella domenica della Dedicazione.

193. È probabile che la solennizzazione del 29 agosto non sia senza legame col fatto che in quel giorno iniziava l'era diocleziana, poi detta “dei martiri”, in vigore ai tempi di Ambrogio e ancora per secoli dopo di lui. È l'era tuttora vigente presso le Chiese di tradizione alessandrina (ossia la Chiesa copta e quella etiopica).

194. Quanto alla solennità della Dedicazione, fissata alla III domenica d'ottobre, ad essa sono associati i principali eventi storici del Duomo di Milano, chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani.

195. Con riferimento alle due feste sopra ricordate, nel tempo successivo alla Pentecoste il Lezionario ambrosiano celebra la presenza dello Spirito, che rende operante nella storia la salvezza realizzatasi nella persona di Cristo e la ripresenta nella Chiesa attraverso i divini misteri.

A. Tempo dopo Pentecoste

1. Domeniche e solennità

196. A conclusione della celebrazione della salvezza realizzata dalla Pasqua del Cristo e portata a compimento dall'effusione dello Spirito, anche la Chiesa Milanese, nella I domenica dopo Pentecoste, s'immerge nella viva contemplazione della divina Trinità. L'ordinamento delle letture di questa festa, a ciclo triennale, fa perno sulla rivelazione trinitaria delle promesse dello Spirito santo racchiuse nel vangelo di Giovanni ai capp. 14-16. La Lettura , tratta da Genesi ed Esodo , manifesta la rivelazione del Dio di Israele mentre l' Epistola paolina annuncia il profondo dinamismo trinitario che abita la vita cristiana.

197. Il giovedì seguente la domenica della Santissima Trinità si celebra la solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Signore. La liturgia della parola è ordinata su tre anni. Il primo anno fa perno sul discorso del pane di vita ( Gv 6,51-58); il secondo sull'istituzione dell'eucaristia secondo Marco ( Mc 14,12-16.22-26); il terzo sulla moltiplicazione dei pani narrata in Lc 9,11-17.

Se la solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Signore non ha valore di festa anche civile, la messa di quel giorno può essere riproposta, per buone ragioni pastorali, anche in una o più messe della II domenica dopo Pentecoste.

198. Nelle successive domeniche il Lezionario ambrosiano indica ai fedeli – in vista della sua celebrazione nel mistero cultuale – il meraviglioso disegno d'amore che, scaturito dalla Trinità, è stato avviato dall'atto creativo di Dio, si è manifestato nell'Alleanza del Sinai e ha trovato attuazione alla pienezza dei tempi nell'Incarnazione del Verbo.

199. In questo itinerario, a un tempo celebrativo e catechetico, a partire dalla settimana della V domenica si realizza, tra ciclo domenicale e ciclo feriale, una compiuta integrazione, che rende i cicli stessi tra loro organicamente complementari.

200. La domenica che precede la festa del Martirio di san Giovanni il Precursore non viene mai omessa, qualunque sia il numero delle settimane che separano tale festa dalla Pentecoste.

In essa il Lezionario ambrosiano, ponendosi in certo modo in continuità con la tradizionale dedicazione del primo giorno di agosto alla commemorazione dei santi Maccabei, propone con ciclo triennale una memoria cristiana del loro martirio per la Legge come preparazione immediata alla commemorazione del Martirio di san Giovanni il Precursore, celebrato solennemente il 29 agosto (o il 1 settembre, qualora il 29 agosto dovesse cadere in domenica).

2. Ferie e sabati

202. Le ferie e il sabato che seguono immediatamente la solennità di Pentecoste, e che preparano alla domenica della Santissima Trinità, hanno una specifica scelta di Lezionario, che considera la teofania del Sinai quale momento particolarmente manifestativo del misterioso disegno d'amore del Padre, che nella Pasqua del Cristo si è realizzato e che ha avuto il suo compimento nel dono dello Spirito.

203. Il ciclo feriale che segue la domenica della Santissima Trinità fino alla domenica della Dedicazione trova il proprio elemento caratterizzante nella progressiva lettura del vangelo secondo Luca , indicato dalla tradizione come il testo di riferimento per la predicazione di Ambrogio nei giorni comuni dell'anno.

204. In rapporto agli altri testi scritturistici che accompagnano la proclamazione evangelica, la celebrazione del Martirio di san Giovanni il Precursore il 29 agosto costituisce il tornante all'interno di un programma di letture volto a celebrare la storia della salvezza: preparata «fino a Giovanni» (cfr. Mt 11,13) nell'Antica Alleanza e successivamente, nell'economia di grazia propria dell'Incarnazione del Verbo divino, annunciata a tutte le genti.

205. Dal lunedì successivo alla I domenica dopo Pentecoste fino a tutta la settimana della V domenica dopo Pentecoste, attraverso un'organica serie di letture tratte in ordine progressivo dai libri del Pentateuco (escluso ovviamente Genesi, la cui sistematica proclamazione si è sviluppata durante la Quaresima), sono delineate le grandi opere compiute da Dio a favore del suo popolo, quando lo liberò dall'Egitto e strinse con lui l'Alleanza del Sinai.

206. Conclusa la lettura di Deuteronomio con la settimana della V domenica, nelle settimane successive le pericopi scritturistiche presentano le vicende del popolo d'Israele, dall'insediamento nella terra promessa alla costituzione dei regni, all'esilio a Babilonia, al ritorno, fino alla testimonianza di fedeltà alla Legge resa dai Maccabei.

Sicché, alla lettura di Giosuè succede la lettura di Giudici e di I e II Samuele . I Libri dei Re (anno I) e delle Cronache (anno II), che illustrano le vicende dei due regni, precedono le due settimane di letture da Esdra (anno I) e Neemia (anno II), alle quali segue la settimana della lettura di Giuditta (anno I) e di 1Maccabei (anno II).

207. Le letture dell'ultima settimana dopo Pentecoste, rispettivamente da 2Maccabei (anno I) e 1Maccabei (anno II), non vengono mai omesse, qualunque sia il numero delle domeniche sussistenti tra la solennità di Pentecoste e la festa del Martirio di san Giovanni il Precursore.

Tali letture vengono pertanto a collocarsi nella settimana in cui si celebra il Martirio di san Giovanni il Precursore: il ricordo degli antichi martiri per la Legge sta dunque a suggello del profilo dell'Antica Alleanza, intrecciandosi alla commemorazione della morte del Precursore, la cui figura è espressamente evocata in tale settimana da specifiche pericopi evangeliche.

208. Per i sabati, a partire dalla settimana che segue la domenica della Santissima Trinità, riprende a svilupparsi con struttura festiva ( Lettura, Epistola, Vangelo ) il ciclo delle letture avviatosi dopo l'Epifania.

B. Settimane dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

1. Domeniche

209. Nello sviluppo dell'anno liturgico la festa del Martirio di san Giovanni il Precursore segna la profonda unità sussistente tra l'Antica e la Nuova Alleanza e mette in evidenza altresì la nuova economia di salvezza cui, nella Chiesa, tutti gli uomini di tutti i tempi sono chiamati ad essere partecipi, «nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo» ( Tt 2,13).

210. Fin dall'età tardo antica l'ordinamento liturgico della Chiesa Milanese prevedeva una specifica domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore, caratterizzata dalla pericope evangelica, poi conservatasi lungo i secoli ( Lc 9,7-11), nella quale Giovanni risalta quale ultimo profeta dell'Antica Alleanza inviato a rendere direttamente testimonianza all'adempimento delle promesse di Dio a Israele. Il ciclo triennale delle letture di questa domenica apporta nuova ricchezza di proclamazione biblica nella medesima prospettiva.

211. Dopo questa prima domenica l'ordinamento delle letture sviluppa nelle domeniche immediatamente successive una serie di temi di ordine cristologico, che evolvono in senso ecclesiologico con l'approssimarsi della domenica della Dedicazione: si va, dunque, dal mistero del Cristo Unigenito del Padre, alla sua presenza permanente nella Chiesa quale Pane di vita, ai suoi comandi ricapitolati nel precetto dell'amore, alla diffusione del suo annuncio di salvezza tramite i suoi inviati, al riflesso del Regno presente nella comunità dei credenti in lui.

2. Ferie

212. La proclamazione progressiva del vangelo secondo Luca , iniziata dopo la domenica della Santissima Trinità (cfr. n. 202), continua ancora nelle settimane dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore per concludersi con il venerdì antecedente la domenica della Dedicazione.

213. Con il lunedì successivo alla I domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore la Lettura non è più tratta dall'Antico Testamento, ma dal Nuovo. Nelle pericopi risuona il lieto annunzio del Verbo-Dio fatto carne secondo gli scritti dei diretti testimoni, coloro cioè che furono con il Maestro «per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo» ( At 1,21-22): Giovanni, Pietro, Giuda, Giacomo. Paolo è a essi associato per alcune “lettere pastorali” e per il biglietto a Filemone.

La successione dei testi si sviluppa secondo il seguente ordine. Nell'anno I: 1Giovanni, 3Giovanni, 2Pietro, Giuda, Filemone, 1Timoteo ; nell'anno II: 1Pietro, Giacomo, 2Timoteo, Tito .

Quest'insieme di scritti presenta la testimonianza – “fondante” per la Chiesa – resa a Gesù dai suoi apostoli ed espone le direttive da loro impartite per orientare la vita delle prime comunità dei credenti.

3. Sabati

214. Nell'ambito del ciclo sabbatico, il sabato che immediatamente precede la domenica della Dedicazione, che in quale modo risulta essere erede dell'antica domenica prima della Dedicazione, non deve mai essere omesso, indipendentemente dal numero delle settimane dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore.

Le pericopi del Pentateuco, in tale giorno incentrate sulla consacrazione della Tenda del convegno, non rientrano nel criterio della lettura progressiva, ma privilegiano l'aspetto tematico, alludendo chiaramente all'imminente solennità della Dedicazione.

C. La Dedicazione del Duomo di Milano e le settimane dopo la Dedicazione

1. Domenica della Dedicazione

215. La domenica della Dedicazione è una festa di grande rilievo pastorale per l'intera Diocesi di Milano e per le comunità ambrosiane delle Diocesi limitrofe, che venerano nel Duomo la chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani.

Essa, in consonanza con la tradizione liturgica della Chiesa d'Antiochia, dalla tarda antichità ha marcato la parte terminale dell'anno liturgico ambrosiano, assumendovi rilevanza pari alle maggiori solennità dell'anno (Natale, Epifania, Pasqua, Pentecoste). La sua celebrazione non dovrà perciò venire omessa in alcuna comunità di Rito ambrosiano.

Chiamata a proclamare nella storia degli uomini la salvezza del Signore e a farne concreta esperienza attraverso i divini misteri, la Chiesa Ambrosiana in tale festa è spinta a contemplare il riproporsi dell'opera salvifica di Dio nella propria peculiare esperienza di comunità educata alla sequela di Cristo dal magistero di Ambrogio e custodita nell'ortodossia della fede dai vicari di lui.

216. È previsto per la domenica della Dedicazione uno specifico ordinamento di letture bibliche articolato in tre anni. Alla Lettura di testi profetici è possibile sostituire una Lettura neotestamentaria ( Apocalisse e 1Pietro ), grazie alla quale è ancora più fortemente accentuata la rilettura ecclesiale ed escatologica della categoria Tempio. Le tre epistole paoline riprendono e approfondiscono la prospettiva escatologica, mentre i vangeli additano la Chiesa quale dimora costruita sulla roccia e mostrano Gesù operante in essa.

2. Altre domeniche

217. A partire dalla riflessione ecclesiologica connessa alla solennità della Dedicazione la liturgia della parola delle successive domeniche sviluppa i temi del mandato missionario (I domenica dopo la Dedicazione), dell'universale vocazione dei popoli alla salvezza (II domenica dopo la Dedicazione), della ricapitolazione di tutte le cose nella regalità di Cristo e della loro sottomissione in lui al Padre, fonte della divinità e della vita (ultima domenica dell'anno – domenica di Cristo Re).

3. Ferie

218. Le ultime quattro settimane del ciclo dell'anno offrono vangeli propri per ciascun giorno, legati ai temi delle diverse domeniche. La prima settimana, introduttiva alla domenica del mandato missionario, presenta nelle pericopi evangeliche le chiamate di apostoli e discepoli al ministero della parola, ed è seguita nella seconda settimana da vangeli incentrati sulla sequela di Cristo e sulle esigenze che tale sequela comporta.

219. Le pericopi della terza settimana, in preparazione alla domenica di Cristo Re, sono focalizzate sul mistero del Cristo nel suo rapporto col Padre. Infine, l'ultima settimana dell'anno liturgico, avviando alla I domenica di Avvento, propone, attraverso una serie di parabole, un pressante invito alla vigilante attesa dello Sposo.

220. Accompagna questi vangeli la lettura dell' Apocalisse . Nella prima settimana, sulla scia dei testi apostolici proclamati a partire dalla domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore, sono presentate “le lettere agli angeli delle sette Chiese” (nell'anno II precedute, al lunedì, dalla II lettera di Giovanni). Seguono due serie, in sé compiute, di pericopi: nell'anno I relative alla visione dell'Agnello, della liturgia celeste e della Sposa; nell'anno II relative alle visioni della Donna, della Bestia e della Città.

221. «Verrò presto!» (cfr. Ap 22,7) è l'annuncio posto a conclusione dell'anno liturgico, ed è l'approdo cui anela quale Sposa la Chiesa, dopo aver ripercorso attraverso il succedersi dei tempi rituali l'intera storia della salvezza e averla rivissuta nell'anamnesi misterica delle celebrazioni cultuali.

APPARATO DELL'ORDINAMENTO DELLE LETTURE DELLA MESSA

Capitolo VI

I. Scelte tipografiche generali

222. Data la mole del Lezionario ambrosiano, la sua edizione completa consta di più volumi. I tre libri (Incarnazione, Pasqua, Pentecoste) sono articolari in parte festiva, parte feriale e, almeno idealmente, parte santorale. Si aggiungono il volume delle messe rituali, quello delle messe per varie necessità, quello delle messe votive e quello delle messe dei defunti.

In ogni volume sono riportate in premessa alcune pagine introduttive per offrire una serie di elementi utili alla comprensione di quella specifica sezione del Lezionario.

Al fine di facilitare le celebrazioni vigiliari, specialmente quelle domenicali, tutto il necessario è stato pubblicato in un apposito Libro delle Vigilie; per la proclamazione solenne del vangelo è stato pensato il Libro dei Vangeli o Evangeliario.

223. Un'attenta disposizione tipografica mette in evidenza le diverse sezioni delle letture. I testi, specie quelli poetici, sono divisi in stichi per rendere più facile la proclamazione.

224. Nel caso di letture proposte in duplice forma, una lunga e una breve, le due forme sono state stampate in modo distinto, perché entrambe si possano leggere senza difficoltà.

II. Apparato delle singole letture

225. L'ordinamento delle letture della messa riporta per ogni lettura, oltre al testo per esteso, le coordinate del testo, il titolo, l' incipit e, nella versione italiana, l'acclamazione finale.

A. Il testo biblico

226. Il testo latino è stato redatto nel modo seguente: per le letture (Antico e Nuovo Testamento) è stata utilizzata la Nova Vulgata ( editio typica altera del 1986); per i canti, oltre alla Nova Vulgata , si è spesso conservata, in ragione del loro accordo con l'Antifonale, la redazione “storica” delle Scritture d'ambito occidentale, ossia la Vulgata . Si è in tal modo ripreso a suo tempo espresso da papa Clemente VIII, che nella Bolla Cum sanctissimum del 7 luglio 1604 aveva ribadito solennemente – per i testi musicali del Messale – la conservazione delle antiche forme testuali non corrispondenti alla redazione delle Scritture divenuta ufficiale, in quanto venerabili testimonianze di fede e vita ecclesiale; per i salmi, estendendo alla liturgia della parola della messa quanto concesso dal Romano Pontefice per la Liturgia ambrosiana delle Ore (18) , si è conservata la versione latina ambrosiana.

Il testo italiano concorda con la nuova versione CEI (2007), approvata ufficialmente per l'uso liturgico.

B. Le coordinate di testo

227. Nella redazione latina, le coordinate di testo (libro, capitolo e versetti) sono date secondo la Nova Vulgata , aggiungendo, in caso di discordanza, l'indicazione del testo originale (ebraico, aramaico, o greco). Nella redazione italiana le stesse coordinate sono riportante secondo la Bibbia CEI (2007).

228. Per proclamare davanti ai fedeli il libro biblico da cui è tratta la lettura si usano le espressioni della tradizione ambrosiana. Lo stesso avviene nel caso della lettura agiografica.

C. Il titolo

229. Il titolo preposto ai singoli testi è stato scelto con cura (per lo più dalle stesse parole del testo) per indicare il tema principale della lettura.

D. L'incipit

230. L' incipit delle letture riporta le parole con cui si introduce abitualmente il testo secondo la tradizione ambrosiana.

E. L'acclamazione finale

231. Nella redazione italiana, al termine delle letture, per rendere più facile l'acclamazione del popolo, sono riportate le seguenti espressioni: «Parola di Dio» dopo la Lettura e l' Epistola ; «Parola del Signore», dopo il Vangelo ; «Onore e gloria al Signore nostro Gesù Cristo, che regna nei secoli dei secoli», dopo la Lettura agiografica .

NOTE

(1) “ Pollens ordo lectionum” . Così il Versum de Mediolano ciutate , scritto tra il 632 e il 744, in Versus de Verona etc. , ed. G.B.Pighi, Bologna 1960 (Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia. Studi pubblicati dall'Istituto di Filologia Classica, VII), pp. 91. 43 (trascrizione diplomatica), 146. 43.

(2) Cfr. Lezionario ambrosiano, edito per ordine del sig. cardinale Giovanni Colombo, Arcivescovo di Milano , Milano 1976, p. VII.

(3) Cfr. Eb 4,12

(4) Cfr. S.Agostino, Quaestiones in Heptateuchum , II, 73; PL 34, 623; CCL 33, 106

(5) S.Ambrogio, Expositio Evangelii secundum Lucam , VII, 188: CCL XIV, 279

(6) Cfr. S.Gerolamo: «Se infatti secondo l'apostolo Paolo, Cristo è potenza e sapienza di Dio ( 1Cor 1,24) anche chi non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio e la sua sapienza. L'ignoranza delle Scritture infatti è ignoranza di Cristo» ( Commentarii in Esaiam , Prologus: PL 24, 17°; CCL 73, 1).

(7) S.Ambrogio, Explanatio Psalmorum XII. Explanatio Psalmi , 33 passim.

(8) Cfr. Pontificia Commissione Biblica, Il popolo ebraico e le sue sacre Scritture nella Bibbia cristiana (24 maggio 2001), nn. 19. 21.

(9) Cfr. 2Cor 1,20-22

(10) Cfr. 2Ts 3,1

(11) Cfr. S.Cipriano, De oratione dominica , 23:PL 4, 553; CSEL 3/2, 285; CCL 3°, 105; S.Agostino, Sermo 71, 20, 33: PL 38, 463ss; Messale Ambrosiano, Per la Chiesa universale – formulario II, orazione all'inizio dell'assemblea liturgica .

(12) Cfr. Messale Ambrosiano, Mercoledì dopo la Domenica III di Pasqua , orazione a conclusione della liturgia della parola .

(13) Cfr. Gv 14,15-17.25-26; 15,26-16,15

(14) Cfr. Caerimoniale Episcoporum ex decreto sacrosanti ecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli P.P. II promulgatum. Editio typica, Romae 1984, n. 74

(15) Cfr. Istruzione Inter Oecumenici , n. 96.

(16) Cfr. le strofe VI-VIII dell'inno di sant'Ambrogio Illuminans, altissimus , cantato ai Vespri e il prefazio del giorno.

(17) Cfr. De Mysteriis , III, con il commento congiunto dei tre brani presenti al martedì e De Mysteriis , IX, con il commento di due dei tre brani previsti al mercoledì.

(18) Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, Prot. n. CD 989/76.